Ribellarsi è giusto, organizzarsi è necessario

Renzo Rampazzo ci ha mandato nei giorni scorsi da Bolzano-Bozen un commento con un’intelligente provocazione: siccome la struttura di controllo della Cisl si dimostra impermeabile a tutto, chi ritiene necessario un cambiamento non può aspettare che si produca da solo. Ma bisogna agire dal basso, a partire dagli iscritti. E siccome “ribellarsi è giusto”, Renzo mette sul tavolo la proposta estrema: “l’avvio di disdette sindacali toglierebbero l’arroganza di chi oggi dirige la Cisl” e “darebbe coraggio e voglia di prendere la parola” a tante persone che ora non lo fanno per i motivi più vari.

La provocazione di Renzo merita di essere discussa, anche perché è un segnale non isolato della volontà di molti di produrre gesti capaci di muovere le acque stagnanti della palude. Come, ma è solo un esempio, il commento a firma “Nico2009″ che invoca la fondazione della “libera Cisl”, visto che di quella attuale non restano che “macerie”.

Quale che sia la scelta migliore da fare, una cosa per noi deve restare ferma: “bisogna combattere, bisogna impegnarsi”. Questo è il messaggio che ci ha lasciato Fausto Scandola, e per noi è un impegno preso.

Quindi, sia che si diano le disdette o che si rinnovino le tessere, sia che si resti fra le macerie che si tenti la rifondazione, l’importante è che si tratti di una scelta di impegno. Di un modo per proseguire la lotta, non un modo per lasciare le cose come stanno.

In secondo luogo, si tratta di capire quale sia l’efficacia dello strumento proposto. Perché la disdetta è un sistema molto efficace laddove i contributi degli iscritti sono la fonte essenziale per la sopravvivenza dell’organizzazione. Negli ultimi anni è emerso però chiaramente che i sindacati italiani stanno imparando a fare il vino senza l’uva, cioè a trovare risorse anche a prescindere dall’apporto degli iscritti. E infatti è cresciuto a dismisura, ad esempio, l’entusiasmo per gli enti bilaterali, e non solo come luogo dove far assumere le persone care senza problemi col codice etico della casa di vetro.

Quanto all’effetto politico del calo degli iscritti, la vicenda Fp dimostra che chi controlla i numeri può dimostrare tutto e il contrario di tutto. Un giorno si commissaria la federazione nazionale accusandola di aver falsificato i numeri forniti dalle unioni territoriali, e poi si danno per buoni i numeri vecchi come se nulla fosse. Per non parlare della Fai del dottor Sbarra dell’Anas, che continua a perdere iscritti e dirigenti, spesso in direzione Uila in varie parti d’Italia, eppure dichiara mirabolanti incrementi di adesioni (qualcuno sostiene che anche la vicenda Castelfrigo si spiega così, con la disponibilità a fare accordi graditi ad aziende che in cambio ti lasciano campo libero. Ma su questo, prima di pronunciarci, aspettiamo ancora di sapere dal dottor Sbarra dell’Anas se quell’accordo, di cui parla tutta Italia tranne lui, è condiviso o no dalla Fai nazionale; una domanda alla quale finora non è stato capace di rispondere. Troppo difficile per lui? O è una domanda delicata, come chiedergli quando è stato assunto dall’Anas, e come?).

Insomma, ribellarsi è giusto, ed anche la disdetta della tessera può essere una forma di ribellione. Ma ribellarsi non basta, bisogna organizzare la ribellione.

Per questo la nostra risposta all’invito di Renzo è un invito: chi pensa di aver da dire qualcosa, chi spera di poter fare qualcosa per cambiare la Cisl, cominci a incontrarsi con qualcun altro che la pensa come lui. Con prudenza, perché la Cisl del centralismo democratico pullula di spie e delatori che ambiscono alla ricompensa, ma anche con decisione.

Quando poi sarà il momento, concerteremo assieme quale sarà il comportamento migliore da tenere.

Noi intanto continuiamo ad organizzare iniziative dove, chi vuole e chi può, può prender parola e dire la sua.

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22 Commenti - Scrivi un commento

  1. Scusatemi se non sono a tema ma la rabbia di leggere certe porcate devo sfogarla e per questo grazie a prescindere a questo blog che me ne da la possibilità.
    Mi domando con quale faccia La segretaria della Cisl Annamaria Furlan chiede alla politica un’Italia che non prenda a modello l’Ungheria di Orban o gli Stati Uniti di Trump. Dove “se io mi sento male per strada e vado in ospedale, non devo avere per forza l’assicurazione sanitaria”. La meschinetta trascura il piccolo particolare che molti, destinati a diventare moltissimi, italiani non arrivano all’ospedale perché muoiono in attesa degli esami ed in assenza delle medicine che non possono più comprarsi perché gli stipendi ed il lavoro così brillantemente, anche da lei svenduto e delocalizzato, li ha declassati a indigenti.
    Già ma cosa ne può sapere una regina che con la sua corte prendono stipendi superiori al presidente degli USA (prima potenza del mondo?) anzi mi correggo seconda perché prima è la CISL a giudicare dagli stipendi.

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  2. A mio avviso, andar via dal sindacato, dalla Cisl, sarebbe controproducente, nonostante tutti i difetti, gli errori e le sopraffazioni. Voi pensate che i grandi sindacalisti si dispiacerebbero se andasse via chi ragiona con la propria testa ? Non credo, anzi gli si farebbe un favore, perché non ci sarebbe più nessuno a dargli filo da torcere ed avrebbero meno problemi. E poi direbbero: avete visto ? protestavano, ma in realtà volevano solo andare via dal sindacato. In realtà, hanno paura delle persone valide, intelligenti e con un sano spirito critico e che credono nei veri ideali della CISL. Apprezzo invece chi lotta, anche per via giudiziaria, per rimanere dentro: è un atto di coraggio.
    La CISL è un’associazione e non è di nessuno, neanche dei potenti segretari che sono tali solo pro tempore, ( ce lo dovremmo ricordare tutti), ma solo degli iscritti che pagano la quota mensilmente e quindi di tutti noi, e, come diceva un mio amico, la ruota gira sempre e per tutti.
    Nel frattempo, si deve dare testimonianza dentro l’organizzazione, giorno per giorno, facendo il possibile per contrastare, nei modi più intelligenti, una deriva “autoritaria”, che, francamente, non si era mai vista così forte, dentro il nostro sindacato. In passato ci sono stati scontri ideali, correnti e liste plurime, ma non era mai mancato il rispetto reciproco e la valorizzazione della capacità. Ma si deve sperare, perché anche al più duro inverno, segue la primavera.

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  3. Concordo è proprio giusto ribellarsi ed organizzarsi per una libera Cisl.
    Organizzerò, insieme ad amici iscritti Cisl, un gruppo locale di resistenza ed invito tutti a farlo nella propria realtà aziendale o territoriale, per costruire una rete attiva capace di proposta alternatva alla pesante deriva che ha reso la Cisl irriconoscibile.
    Una rete che potrebbe avere come riferimento questo sito.

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  4. Anonimo delle 17.24 sono daniela volpato proviamo a sentirci anche in modo riservato. Mi puoi contattare attraverso articolo2 o il mio profilo Facebook, o il mio cellulare 3664401506. Salve

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  5. Che sia la mossa vincente lo vedremo vivendola nella sua attuazione ma, di certo, Renzo ha l’occhio lungo. Anche io credo che un sindacato non più portatore di interessi collettivi , ridotto infine ad essere una spa di servizi non possa avere vita lunga. Come indica Renzo occorre agire dal basso, a partire dagli iscritti attuando l’azione estrema con l’avvio di disdette sindacali che, per l’appunto, vanno a togliere l’arroganza a chi oggi dirige la Cisl ergendosi indebitamente a portatore di interessi collettivi.
    Non che tutto ciò sia una passeggiata, anche perché produrre iscritti e mantenerli fidelizzati costa immensa fatica per cui è una violenza a partire da noi stessi ma, giunti a questo punto, temo sia la sola strada percorribile per far crollare l’imperatrice ed il suo impero di fandonie.
    Il coraggio e la voglia di prendere la parola credo possa diventare una conseguenza diretta della cacciata o meglio del ridimensionamento ad Amministratore Unico della spa servizi di Crudelia e dei suoi complici.
    Non solo merita di essere discussa la “provocazione” di Renzo merita di essere tradotta prima in un progetto che non lasci nulla al caso ed immediatamente attuata. Renzo ci esorta con la sua provocazione a passare dalle parole ai fatti per non trovarci inghiottiti dalle sabbie mobili che ci impediscono di scalfire ciò che è diventata questa organizzazione grazie all’imperatrice ed ai suoi cortigiani del malaffare.
    Quello che ci serve è un modo per proseguire la lotta, perché non ci sta bene di lasciare le cose come stanno e va da se che per perseguirlo occorre una scelta di impegno.
    Se pensiamo che levargli l’acqua in cui navigano non possa passare attraverso le disdette allora proviamo a pensare il peso che potrebbe avere un sindacato privato di buona parte dei suoi iscritti. In effetti occorre sferrare un pesante attacco al potere che esercita sui tavoli negoziali soprattutto su quelli con le istituzioni. Comprendo che negli ultimi anni è emerso chiaramente che i sindacati italiani stanno imparando a fare il vino senza l’uva, ossia trovano risorse anche a prescindere dall’apporto degli iscritti, ma non è quello il punto. È vero che è cresciuto a dismisura l’entusiasmo per gli enti bilaterali, proprio per tutti quegli interessi personali che generano prebende, ma, secondo voi, se l’organizzazione non fosse più portatrice di interessi collettivi e si trovasse a fare i conti con una politica che intenda capire come sono spesi i denari relativi agli enti bilaterali.
    Inoltre se dovesse confrontarsi anche con una politica che indaga su tutto ciò che ruota intorno alle leggi 300 alla contribuzione aggiuntiva e che vada a scovare le finte leggi 300 disseminate in lungo ed in largo nella penisola, pensate che potrebbe esercitare ancora molto potere ed arroganza ?
    È quindi evidente che ribellarsi non possa bastare e che invece occorra pianificare ed organizzare la ribellione che va certamente governata attraverso appunto i gruppi che si sono creati e che si stanno consolidando in ogni regione.
    Sono in tanti che sperano di poter fare qualcosa per cambiare la Cisl, e che già si stanno tenendo in contatto fra di loro, occorre però infine fare rete per rafforzarci ed avere prudenza ma anche fiducia.
    Gli incontri per la presentazione del libro in memoria di Fausto sono la conferma che c’e voglia di cambiamento e le menti per farlo ci sono, non resta quindi che attendere il segnale che consenta di concertare assieme quale debba essere il comportamento migliore da tenere per passare all’azione.
    È fuor di dubbio che la scelta migliore da fare sia “combattere ed impegnarsi” nel solco del messaggio lasciatoci da Fausto Scandola che deve essere per tutti noi un impegno preso.
    Mi auguro che nello step successivo possa vedere la luce la fondazione di un nuovo soggetto sindacale che con un gruppo di cari amici ho sognato ad occhi aperti possa essere denominato “libera Cisl”

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  6. Amici ringraziando tutti per l’impegno e il cuore che traspare dai vostri interventi mi permetto di evidenziare un possibile pericolo da evitare se necessario ed è quello che il male a chi ci é caro lo si può fare anche per eccesso di bene. Nel nostro caso penso che non ci sia più spazio per mantenere in vita un simulacro di sindacato così come si fossilizzato. Non passa giorno che da questo blog , dalla stampa ed altre fonti si apprende che il sindacato quello dei lavoratori non esiste più esiste la burocrazia sindacale che è cosa ben diversa. Il male che i dirigenti confederali potevano fare ce l’hanno propinato tutto. Al sistema non serve un sindacato attivo di lotta e proposte come quello che molti di noi hanno conosciuto per il semplice motivo perchè l’automazione e la delocalizzazione hanno cancellato il lavoro; l’immigrazione poi quel poco che è rimasto è stato squalificato e svalutato.. Allora quando la cancrena è troppo estesa come in questo caso non c’è cura che tenga l’intervento deve essere radicale . Il sindacato deve morire per rinascere su basi e progetto di società nuovo; diversamente sarebbe solo un prolungare una agonia la cui fine è già segnata e giova solo ai lestofanti che ben conosciamo.

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  7. Sono d’accordo con Zampa. Ma siccome i precedenti della magistratura non sono confortanti mi stuzzicherebbe l’idea di creare una associazione libera e pro tempore cui aderire in attesa di un ritorno alla normalità.

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  8. Bruno della Calce · Edit

    E’ da tempo che dico che bisogna privilegiare l’azione e non il pensiero che pensa di agire. Io non ho mai dubitato del fatto che aver impedito libere elezioni, aver imposto in FP nominati non eletti ( e parlo del Piemonte come abbiamo per iscritto denunciato ai probbbbbi viri ), aver imposto di tutto per accreditare una immagine di una categoria che oggi è allo sbando , aver pensato di espellere persone come fosse una organizzazione di regime ( io ho usato il termine più congeniale…nel mio caso i metodi sono del “ventennio”) non richiedesse tiepide attese. In questo tempo ho visto di di tutto e ora sto meglio di prima. Vedo in questi giorni sul contrattucolo fatto una base mai interpellata, una assenza totale di iniziativa, una azione al cloroformio che ha pervaso il pubblico impiego narcotizzato e affossato da un profilo mai tanto basso di spessore politico imbarazzante. Per me questa Cisl non c’è più, non è riconoscibile, non esercita nessuna forza attrattiva e forse è ciò che si voleva che fosse: una COSA per pochi NOMINATI non eletti che io ho denunciato e che non mi stancherò come ho fatto per iscritto di stigmatizzarne ogni atto e ogni forma di arroganza ultima delle quali restituirmi pure i soldi della iscrizione. I pensieri vanno accantonati, serve azione, serve intraprendenza e istinto puro, imprevedibilità, attacco al cuore e radere al suolo ogni forma di ambiguità. Questo è ciò che penso. Sempre contro ogni istante e sempre in modo non anonimo.

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  9. renzo rampazzo sgbcisl alto adige südtirol · Edit

    Sono sorpreso positivamente del dibattito che la mia proposta,sicuramente provocatoria ma in cui credo fortemente ha suscitato.
    I vari commenti mi hanno stimolato un`ulteriore idea. Perche` non pensare anche un documento semplice, breve, che contenga unìdea e delle proposte di trasparenza, regole di reale e concreto coinvolgimento delle/degli icritte/i nelle decisioni dell`Organizzazione a tutti i livelli. Tale documento dovrebbe essere fatto sottoscrivere alle/agli iscritti.
    Cio`richiede sicuramente un grandioso impegno, ma con l`aiuto di operatori di base, che dovrebbero tenere un basso profilo visto il clima di pulizia del dissenso presente nella CISL, il documento consentirebbe di raggiungere e coinvolgere coloro che fanno vivere la CISL. Discutiamo lo scopo e l`uso che del documento che si vuol fare, ma mettiamo in campo proposte ed iniziative che ridiano il gusto di ribellarsi, perche` sempre RIBELLARSI E`GIUSTO ed un diritto/dovere.

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  10. Che la Cisl (genuflessa al potere della Postina) oggi, dopo l’isolamento, corra inesorabilmente verso l’estinzione lo dimostra anche, la massiccia per non dire totale assenza di candidati alle elezioni del 4 marzo; Assenti perché ritenuti pericolosi distruttori di consensi invece che portatori come era un tempo.
    Se qualcuno sa di sindacalisti candidati lo socializzi perché io e i mie compagni siamo tutti intrepida attesa.
    UN GRUPPO DI DISPERATI

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  11. Non produciamo chiacchiere ma fatti concreti. In cisl non abbiamo più spazio e nessuna speranza di riappropriarci del consenso della poltrona. Chiaramente parlo di consenso e poltrona in senso positivo e non interessato!!! Avete presente le associazioni antirachet e antipizzo, facciamo qualcosa di simile ma alla luce del sole. Sicuramente aderiranno tanti sindacalisti, fatti fuori ingiustamente, in maniera trasversale. Una associazione pronta a raccogliere anche il consenso sindacale, in termini di iscritti, e non. Alla Volpato che sicuramente leggerà questo commento dico di ergersi a capo di una cordata pronta a contrastare non la CISL ma la dirigenza di oggi che sta distruggendo la CISL.

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  12. Oggi, ha fatto molto scalpore il braccialetto adottato da amazon provocando reazioni quantomeno equivoche di personaggi che proposero, sostennero e approvarono il Jobs Act voluto da Renzi con l’assenso anche del sindacato.
    E ora, fingono di cadere dal pero, eppure in quella norma da loro accettata sta scritto: .”… gli strumenti di lavoro possono essere usati anche per controllare i dipendenti senza necessità di un accordo sindacale né del via libera dell’Ispettorato” quindi già oggi i magazzinieri usano uno scanner e se si sloggano per andare in bagno ricevono lettere di contestazione.
    Cosa dicono in proposito posti che non hanno mai portato una lettera, stradini che non hanno mai pulito una strada, Generali medici che non hanno mai visto un ammalato e così via che però hanno approvato simili porcherie che quando poi vengono a galla si sottraggono alle loro responsabilità eclissandosi invece che dimettersi come sarebbe naturale?
    Onore alla memoria di Fausto ultimo esempio di vero sindacalista
    Zorro

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  13. Due fatti mi hanno colpito in questi giorni : le cavie umane usate dalle case automobilistiche tedesche per testare la nocività dei gas di scarico e i braccialetti elettronici cui Amazon vorrebbe dotare i propri dipendenti. Due fatti aberranti che la dicono tutta su quanto gran parte della società abbia smarrito il senso della persona umana. E i sindacati che dicono o fanno? Per il primo caso non mi pare abbiano fatto commenti mentre per il secondo una timida protesta informale.

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  14. DENUNCIA DI DUE RESPONSABILI DELL’ASSOCIAZIONE SINDACALE PER REATI DI APPROPRIAZIONE INDEBITA E AUTO RICICLAGGIO

    I finanzieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia hanno dato esecuzione ad una misura cautelare patrimoniale emessa dal GIP del locale Tribunale, che, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro di appartamenti, case al mare, autovetture, conti correnti bancari e postali, depositi a risparmio, polizze assicurative, fondi pensione e conti deposito titoli per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro, nei confronti di due soggetti responsabili di un’associazione sindacale operante nella provincia vibonese.
    L’inchiesta, scaturita dal quotidiano impegno dei militari a contrasto dell’illegalità fiscale ed economico-finanziaria, è stata approfondita e sviluppata rilevando che il denaro riscosso negli anni dall’associazione, invece di essere impiegato per il perseguimento delle finalità statutarie di quest’ultima, veniva, attraverso una serie di operazioni bancarie (prelievi, bonifici, cambio assegni) distratto, depositato su Conti Correnti Bancari riconducibili agli indagati ed utilizzato per fini squisitamente personali.
    Secondo le contestazioni mosse dalla Procura, i soldi distratti servivano per l’acquisto di appartamenti in città d’arte, case in rinomate località balneari, o venivano spesi presso esercizi commerciali che trattano elettrodomestici, articoli di ottica, calzature ed altro.
    All’esito delle investigazioni, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica, dott.ssa Benedetta Callea, il giudice del Tribunale di Vibo Valentia, ha ritenuto la sussistenza in capo agli indagati, non solo del reato di appropriazione indebita aggravata, ma anche quello (di recente introduzione) di auto riciclaggio, avendo gli indagati reimpiegato le somme di denaro sottratte in attività economiche, finanziarie o speculative in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.
    Nel provvedimento di sequestro il Giudice ha altresì valorizzato le risultanze investigative nella parte in cui le stesse hanno evidenziato la notevole capacità di spesa ed il tenore di vita degli indagati, di fatto sproporzionati rispetto ai redditi conseguiti, ritenendo applicabile anche la norma di cui all’articolo 12 sexies del Decreto Legge 306/92, finalizzata al sequestro preventivo di denaro e di beni di cui l’indagato non può giustificare la provenienza e di cui risulta essere titolare in misura sproporzionata al proprio reddito dichiarato ai fini delle imposte, o alla propria attività economica

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  15. Mettere “benzina” con proposte chiare alternative, che scuotano l’apatia…
    Piu’ vado avanti negli anni (a giorni sono a 77 anni) più mi convinco che la passività, non già l’indifferenza che è altra cosa, a fronte di cose che non convincono o si è contrari, può essere causata dalla scarsa chiarezza di alternative credibili che spesso accompagna la protesta o l’atto di ribellione. Se non si possiedono idee chiare e come non avere “benzina” in un motore pur con tanti Hp di potenza. Così al di là della giusta protesta…tutto sta fermo.
    Sono d’accordo con Randazzo sull’analisi per quanto riguarda la stagnazione in Cisl.
    Non sulla terapia delle disdette al sindacato. A chi abbandona oggi la tessera sindacale ho proprio nulla da rimproverare stante la situazione. Per esperienza mi sento di dire che quando si lascia la tessera ben difficilmente si continuerà a pensare “battaglie” per cambiare l’organizzazione che si è lasciata. Si può cambiare sindacato, si può lasciare perdere definitivamente, oppure si può dar vita ad una nuova sigla, che per la realtà italiana penso serva a ben poco, se non spesso controproducente.
    Penso quindi che per rimuovere passività e scuotere l’apatia servirebbe ad esempio che gruppi di iscritti Cisl, proponessero pubblicamente, con la tessera in tasca, per un verso il diritto di eleggere il segretario di categoria territoriale – a livello unionale provinciale – con un voto diretto degli iscritti; per l’altro la necessità di verificare le deleghe per le trattenute sindacali (ora pressoché a vita..) a determinate scadenze ( ad esempio quelle contrattuali nazionali), come pure disciplinare e ridurre ad eccezioni distacchi sindacali retribuiti (nella PA) che alterano la composizione di tante segreterie di categoria e territoriali.
    I sindacalisti che hanno un buon rapporto con i lavoratori e gli iscritti non avrebbero grandi problemi, gli “altri” quelli che pensano prima ai vertici forse sentirebbero qualche brivido.
    Penso che queste cose farebbero “rumore” ben superiore di quello conseguente alle disdette sindacali. Con la tessera Cisl in tasca questo e altro possiamo promuoverlo, con la disdetta è molto probabile disperdersi.
    Concordo con il primo commento di Zampa e il rilancio di Rampazzo.
    Definire proposte alternative vere e comprensibili a tanti, quindi mobilitanti, costa tempo, fatica e studio. Non è così semplice ma possiamo farlo!
    Adriano Serafino

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