La battaglia di Curzio

Curzio Poli è un operaio di Bozzolo, in provincia di Mantova (che, per chi non lo sapesse, è il paese dove era parroco don Primo Mazzolari). Da alcuni mesi, Curzio sta portando avanti una battaglia dentro alla Fai “assedelpò”. Secondo lui, infatti, il segretario “Ivan il terribile” Zaffanelli si è comportato come il peggiore dei padroni privando del distacco sindacale, cioè licenziando senza neanche doversi prendere la responsabilità di farlo. alcuni operatori mantovani (Roberto Bonfatti, Marco Pirovano e Andrea Maffezzoni) che non rientravano più nel progetto politico suo e dei suoi superiori. E questo, secondo Curzio, non corrisponde al codice etico della Cisl.

Da mesi, Curzio gira e bussa le porte della giustizia interna alla Cisl. Ed ogni volta c’è una scusa per non aprire quella porta. Neanche per dirgli che si è sbagliato. E questo non è giusto nei suoi confronti di iscritto ma neanche nei confronto di Ivan il terribile Zaffanelli; perché se si è comportato correttamente è giusto che ci sia una decisione che lo dice in italiano chiaro. Se poi vuole scriverci, siamo a disposizione per le sue repliche.

Intanto, vi proponiamo la lettera che Curzio ha scritto il 19 gennaio scorso e inviata un po’ a tutti. Aggiungiamo solo le traduzioni delle frasi di Cicerone in latino, una lingua che magari i nostri lettori non conoscono a differenza dei colti probiviri della Cisl i quali (come è malcostume ricorrente fra i laureati in giurisprudenza) talora usano il latino non per dire qualcosa ma per far impressione senza dire nulla.

Al che Curzio ha pensato bene di far capire che a lui non fa impressione il latino né il latinorum

——————————————————————————————–

 Al Presidente Collegio confederale dei Probiviri Cisl -Alberti Lucio e ai membri Frisella-Guerinoni-Porto-Tarelli – via Po, 21 – Roma
-Alla Fai Cisl Asse del Po (Zaffanelli I. e pc. Somenzi e Raimondi) via Trento e Trieste, 54 – Cremona.
-Al Presidente Collegio Probiviri Fai Cisl Giampieri G. e ai membri Battista-Ladiana-Palmieri-Passaro
-A Ventura G. segretaria Dipart. organizz. Cisl-A Balzola M. segretario Organi collegiali Cisl via Po, 21 – Roma
-Alla Fai-Cisl nazionale -alla Fai-Cisl regionale Lombardia -Alla Cisl Confederale -alla Usr-Cisl Lombardia -alla Ust-Cisl Asse del Po

 

Quo usque abutere Catilina, patientia nostra?

(Traduzione per i lettori del 9 marzo: “Fino a quando, o Catilina, abuserai della nostra pazienza?”)

Sono un operaio cislino e probabilmente non intendendomi bene delle modalità nelle segnalazioni, denunzie e ricorsi interni, ho prestato il fianco per pronunciamenti indifferenti, sfuggenti la sostanza. Dai Lodi-PQM, N. 6/17 Cisl confederale – N. 1/2017 Fai-Cisl nazionale e N. 2/2017 Fai Cisl naz.le (quest’ultimo ricevuto copia dal Zaffanelli nel nov. 2017), dei nostri Probiviri sulle mie denunzie, segnalazioni e ricorsi, ho tratto quanto segue:

ho capito che la sostanza posta è stata raggirata scomodando il latinorum ed aggrappandosi al diritto della procedura e della formalità.

Ho capito che il ricorso, avverso la revoca immotivata dell’aspettativa sindacale da parte del segretario Zaffanelli, non è ammissibile in quanto avrebbe dovuto farlo l’interessato R. Bonfatti.

Ho capito che, in Cisl, per “il diritto” bisogna ricorrere al Giudice del lavoro (art.18 legge 300/70).

Ut me hodie omnes comicos stultos senes versaris atque illuseris.

(Traduzione per i lettori del 9 marzo: “Sicchè tu oggi potresti raggirare e corbellare magnificamente me più che tutti gli stupidi vecchi”)

Ho capito che la denunzia, il ricorso e la segnalazione delle violazioni al Codice etico e norme regolamentari vanno ai Probiviri (orizzontali) e che la segnalazione è denunzia e non ricorso e il ricorso non è denunzia ne segnalazione.

Ho capito che i Probiviri dell’Organizzazione, non sono per dirimere i contenziosi tra i soci ed il pristino delle norme di convivenza civile e democratica dell’Associazione ma a giustificare il lasciar fare ai “responsabili” della gestione in carica.

Ho capito che nel sindacato-Cisl il distacco sindacale degli operatori non è un diritto in capo all’Organizzazione ma è nelle mani del segretario pro-tempore e accoliti innominabili e la temporaneità è per g. c. (gentile concessione) del capo.

Concludunt ratiunculas stoici, quasi de verbo, non de re laboretur

(Questa è difficile, la rendiamo così: Gli stoici ricorrono a capziosità verbali, come se la difficoltà stesse nella parola e non nella sostanza)

Ho capito che il Segretario Fai Cisl Asse del Po Zaffanelli, in aspettativa permanente a tempo pieno, che si vanta esperto studioso dello statuto e delle norme regolamentari non che luminare in trappole elettorali-congressuali occulte, viene confermato dai Lodi-PQM a revocare impunemente e cinicamente le aspettative agli operatori sindacali a lui invisi. Infatti si è incentivato a fare altre revoche di aspettative ad altri 2 (due) operatori, e così fanno 3 (tre) nel giro di tre semestri.

Ignaris homines in vita mentibus errant

(traduzione: Con la mente ignara gli uomini errano nella vita)

Segnalazione.

Nell’invitare il Collegio dei Probiviri confederale a superare l’accettazione acquiescente che scelta una via non si possa percorrere un’altra (comunque la via della denunzia o segnalazione non è la via del ricorso), riattivando e considerando i contenuti delle comunicazioni/segnalazioni che vi sono già pervenute, appellandomi al Codice Etico della CISL (Punto5. Spetta al Collegio dei Probiviri confederale, in stretto raccordo….a) il compito di acquisire la raccolta delle segnalazioni….d) avviare istruttorie….Tutte le strutture CISL,…..e gli/le associati/e possono segnalare…..), chiedo una nota esplicativa di merito sull’operato del segretario Fai Cremona Zaffanelli Ivan che, in modo immorale, irregolare e baro ha violato il Codice etico e le norme regolamentari della convivenza democratica e civile dell’Associazione-Cisl (C.E. Punto4. commi 4-8-11-13-19-20-21-b)), revocando le aspettative sindacali della Fai-Cisl senza motivo alcuno ne delibere, odg. e atti collegiali, prima all’operatore Fai-Cisl Sig. Roberto Bonfatti e poi agli operatori Fai-Cisl Sig.i Marco Pirovano ed Andrea Maffezzoni. Violazioni ben a conoscenza dei responsabili superiori di categoria e territoriali.

Certo del Vostro pronunciamento, porgo Fraterni saluti.

 Lì. 19/01/2018

Socio Fai Cisl Curzio Poli – Bozzolo (Mantova)

Condividi il Post

14 Commenti - Scrivi un commento

  1. ARRAFFA ARRAFFA (SOLO QUESTO INTERESSA LORO)
    Tutti in pensione più tardi, mentre i sindacalisti si godono i loro maxi assegni
    Perché il governo impegnato ad alzare l’età pensionabile continua a proteggere i privilegi previdenziali dei sindacati? E’ un quesito destinato a rimanere senza risposta. Anche perché tra chi dovrebbe tutelare gli interessi dei lavoratori e l’esecutivo pare esserci un patto di non belligeranza. D’altra parte l’assegno pensionistico medio dei sindacalisti vale il 27% in più di quello dei comuni mortali, ma può arrivare fino al 66%. Un premio importante a cui Camusso&Co. non hanno certo intenzione di rinunciare: anche perché non ne hanno mai fatto parola con l’esecutivo a cui chiedono di mettere mano al sistema previdenziale (scaricando sui giovani e sui precari di oggi gli oneri futuri)
    L’armistizio sembra in qualche modo includere anche l’articolo 18 abrogato dal Jobs Act: dopo aver presentato alla Corte costituzionale un quesito palesemente inammissibile (in quanto non abrogativo, ma sostitutivo della norma, ndr), la Cgil aveva annunciato un ricorso alla Corte Ue. A distanza di dieci mesi se ne sono perse le tracce. Così come della circolare Inps con la quale il presidente Tito Boeri avrebbe cancellato i privilegi pensionistici dei sindacalisti: dopo un rimpallo tra il ministero del Lavoro e l’ente previdenziale, il provvedimento è fermo a prendere polvere perché secondo il dicastero non definirebbe “i caratteri della fissità e continuità dell’emolumento/contribuzione aggiuntiva” che non sono riconducibili alla quota pensionabile A ma rientrano nel più ampio concetto di remunerazione, alla stregua di un’indennità accessoria computabile in quota B. Una distinzione puramente tecnica, ma fondamentale per la definizione dell’assegno pensionistico soprattutto per i dipendenti pubblici che si trovano nel regime misto o nel retributivo precedente alla riforma Fornero.
    Per il ministero “anche gli emolumenti sindacali erogati con carattere di fissità e continuità vanno valorizzati ai fini del computo nella quota A”. Certo andrebbero evitati “gli abusi del diritto che si possono realizzare attraverso incrementi anomali delle retribuzioni dei rappresentanti sindacali a ridosso del collocamento in quiescenza al sono fine di conseguire sproporzionati e ingiusti vantaggi in termini di prestazione pensionistica
    Nel frattempo, la situazione resta emblematica perché ai sindacalisti basta aumentare i contributi – anche in modo copioso – negli ultimi mesi di carriera per vedere schizzare verso l’alto il proprio trattamento pensionistico. Come nel caso dell’insegnante friulano che negli ultimi 14 mesi di servizio ha visto letteralmente esplodere il proprio stipendio da sindacalista: prima percepiva solo un rimborso spese, un compenso mensile di 2mila euro (da settembre a dicembre 2009) che diventano 4mila tra gennaio e giugno 2010 e infine 8mila a luglio e agosto senza che – rileva la Corte dei conti – “in tale breve arco di tempo risultino essersi verificate variazioni negli incarichi di dirigenza sindacale”.
    Di fatto fare il sindacalista oggi è un mestiere molto più conveniente di altri. Soprattutto per chi ha iniziato a lavorare prima del 1993 perché l’importo della pensione è determinato dalla “somma A) della quota di pensione corrispondente all’importo relativo alle anzianità contributive acquisite anteriormente all’1 gennaio 1993, calcolato con riferimento alla data di decorrenza della pensione” dalla somma “B) della quota di pensione corrispondente all’importo del trattamento pensionistico relativo alle anzianità contributive acquisite a decorrere dall’1 gennaio 1993, calcolato secondo le norme di cui al presente decreto”.
    Il problema è che la quota A di pensione è determinata sulla base della retribuzione percepita l’ultimo giorno di servizio ed è quindi soggetta a regole più generose rispetto a quelle applicate dal 1992 in poi per il calcolo della quota B di pensione, che considera la media delle retribuzioni percepite in un periodo di tempo più lungo. La circolare dell’Inps provavaa fare chiarezza spiegando la differenza tra aspettativa e distacco sindacale: nel primo caso “la contribuzione aggiuntiva deve essere versata sull’eventuale differenza fra il compenso erogato dall’Organizzazione sindacale e la retribuzione di riferimento per l’accreditamento della contribuzione figurativa”, mentre nel secondo caso il sindacato “può versare l’intero importo dovuto a titolo di contribuzione aggiuntiva, entro il previsto termine, in quanto la misura della contribuzione aggiuntiva è calcolata sull’intero importo degli emolumenti erogati dall’Organizzazione Sindacale al lavoratore in distacco”. Come a dire che per continuare ad accedere alle maxi pensioni, i sindacalisti avrebbero dovuto versare effettivamente i contribuiti: non solo per pochi mesi.
    Altro che regole, etica e morale

    Reply
  2. Purtroppo, i Probiviri, salvo eccezioni, sono sempre stati, non i garanti del rispetto delle regole da parte di tutti, ma i gendarmi di chi ha le leve del comando. E quando il ricorrente ha ragione in modo evidente, i collegi si appellano al mancato rispetto della forma o ad improcedibilità presunte, mentre dal canto loro si guardano bene dal rispettare le regole anche formali, che una magistratura interna dovrebbe rispettare. (si potrebbero citare casi specifici). Insomma, per stare al latinorum, il princeps legibus solutus, ha al suo arco non solo il potere esecutivo e “legislativo” ( vedi modifiche ad hoc dei regolamenti, quando serve), ma perfino la magistratura interna, per la quale si dovrebbe stabilire un solo mandato. Il codice etico, pur esteticamente affascinante e tanto sbandierato anche all’esterno, rischia di fare la fine dei famosi regolamenti “non coercitivi” e che quindi è possibile violare impunemente, come avvenuto in passato. In ogni caso, sarà norma imperfetta, perché priva di sanzioni. Sono sicuro che chi dovesse fare “segnalazioni” ai Probiviri, in relazione al mancato rispetto del codice, non solo difficilmente sarà ascoltato, ma sarà considerato il solito piantagrane, che non rispetta l’organizzazione. Non so se e quante segnalazioni siano state fatte, finora, ma, per saperne di più, questo sito potrebbe raccogliere i dati e pubblicarli.

    Reply
  3. Per questa masnada di traditori della cisl, conta solo il proprio particulare, per il quale ci hanno letteralmente venduti. Leggere per credere.
    TUTTI IN PENSIONE PIU’ TARDI, MENTRE I SINDACALISTI SI GODONO I LORO MAXI ASSEGNI Giuliano Balestreri BUSINESS INSIDER ITALIA 31/10/17
    Perché il governo impegnato ad alzare l’età pensionabile continua a proteggere i privilegi previdenziali dei sindacati? E’ un quesito destinato a rimanere senza risposta. Anche perché tra chi dovrebbe tutelare gli interessi dei lavoratori e l’esecutivo pare esserci un patto di non belligeranza. D’altra parte l’assegno pensionistico medio dei sindacalisti vale il 27% in più di quello dei comuni mortali, ma può arrivare fino al 66%. Un premio importante a cui Furlan- Camusso&Co. non hanno certo intenzione di rinunciare: anche perché non ne hanno mai fatto parola con l’esecutivo a cui chiedono di mettere mano al sistema previdenziale (scaricando sui giovani e sui precari di oggi gli oneri futuri). L’armistizio sembra in qualche modo includere anche l’articolo 18 abrogato dal Jobs Act: dopo aver presentato alla Corte costituzionale un quesito palesemente inammissibile (in quanto non abrogativo, ma sostitutivo della norma, ndr), la Cgil aveva annunciato un ricorso alla Corte Ue. A distanza di dieci mesi se ne sono perse le tracce. Così come della circolare Inps con la quale il presidente Tito Boeri avrebbe cancellato i privilegi pensionistici dei sindacalisti: dopo un rimpallo tra il ministero del Lavoro e l’ente previdenziale, il provvedimento è fermo a prendere polvere perché secondo il dicastero non definirebbe “i caratteri della fissità e continuità dell’emolumento/contribuzione aggiuntiva” che non sono riconducibili alla quota pensionabile A ma rientrano nel più ampio concetto di remunerazione, alla stregua di un’indennità accessoria computabile in quota B. Una distinzione puramente tecnica, ma fondamentale per la definizione dell’assegno pensionistico soprattutto per i dipendenti pubblici che si trovano nel regime misto o nel retributivo precedente alla riforma Fornero. Per il ministero “anche gli emolumenti sindacali erogati con carattere di fissità e continuità vanno valorizzati ai fini del computo nella quota A”. Certo andrebbero evitati “gli abusi del diritto che si possono realizzare attraverso incrementi anomali delle retribuzioni dei rappresentanti sindacali a ridosso del collocamento in quiescenza al sono fine di conseguire sproporzionati e ingiusti vantaggi in termini di prestazione pensionistica”.
    Nel frattempo, la situazione resta emblematica perché ai sindacalisti basta aumentare i contributi – anche in modo copioso – negli ultimi mesi di carriera per vedere schizzare verso l’alto il proprio trattamento pensionistico. Come nel caso dell’insegnante friulano che negli ultimi 14 mesi di servizio ha visto letteralmente esplodere il proprio stipendio da sindacalista: prima percepiva solo un rimborso spese, un compenso mensile di 2mila euro (da settembre a dicembre 2009) che diventano 4mila tra gennaio e giugno 2010 e infine 8mila a luglio e agosto senza che – rileva la Corte dei conti – “in tale breve arco di tempo risultino essersi verificate variazioni negli incarichi di dirigenza sindacale”.
    Di fatto fare il sindacalista oggi è un mestiere molto più conveniente di altri. Soprattutto per chi ha iniziato a lavorare prima del 1993 perché l’importo della pensione è determinato dalla “somma A) della quota di pensione corrispondente all’importo relativo alle anzianità contributive acquisite anteriormente all’1 gennaio 1993, calcolato con riferimento alla data di decorrenza della pensione” dalla somma “B) della quota di pensione corrispondente all’importo del trattamento pensionistico relativo alle anzianità contributive acquisite a decorrere dall’1 gennaio 1993, calcolato secondo le norme di cui al presente decreto”.
    Il problema è che la quota A di pensione è determinata sulla base della retribuzione percepita l’ultimo giorno di servizio ed è quindi soggetta a regole più generose rispetto a quelle applicate dal 1992 in poi per il calcolo della quota B di pensione, che considera la media delle retribuzioni percepite in un periodo di tempo più lungo. La circolare dell’Inps provava a fare chiarezza spiegando la differenza tra aspettativa e distacco sindacale: nel primo caso “la contribuzione aggiuntiva deve essere versata sull’eventuale differenza fra il compenso erogato dall’Organizzazione sindacale e la retribuzione di riferimento per l’accreditamento della contribuzione figurativa”, mentre nel secondo caso il sindacato “può versare l’intero importo dovuto a titolo di contribuzione aggiuntiva, entro il previsto termine, in quanto la misura della contribuzione aggiuntiva è calcolata sull’intero importo degli emolumenti erogati dall’Organizzazione Sindacale al lavoratore in distacco”. Come a dire che per continuare ad accedere alle maxi pensioni, i sindacalisti avrebbero dovuto versare effettivamente i contribuiti: non solo per pochi mesi.
    Onore a Fausto che aveva capito l’imbroglio

    Reply
  4. Il Cnel ci dice che, dei contratti vigenti solo il 33 per cento è firmato dalla Cgil, Cisl e Uil. Confindustria da parte sua ne firma solo il 14 per cento. Nel settore del commercio, per esempio, esistono 192 contratti vigenti, dei quali solo 23 firmati dai tre grandi sindacati. La cosa che lascia perplessi è il fatto che quelli che notoriamente passano per sindacati maggiormente rappresentativi hanno firmato solo il 33% dei contratti e lamentano che la frammentazione porta alla firma di contratti pirata al ribasso. MI PARE DI POTER DIRE DA CHE PULPITO VIENE LA PREDICA loro che hanno fondate le proprie fortune sulla svendita dei lavoratori adesso che vedono andare in frantumi i palazzi di vetro scaricano le colpe sugli altri.
    ZORRO

    Il futuro dei contratti collettivi lavoce.ifo del 26.01.18 Andrea Garnero*
    Un sistema di estensione formale dell’efficacia dei contratti può aiutare a combattere il fenomeno degli accordi pirata e a ridurre le disparità di trattamento. Non deve essere automatico, ma subordinato alla valutazione degli effetti economici e sociali.
    Cosa c’è dietro l’aumento dei contratti collettivi
    Il dato più eclatante del rapporto Cnel sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva pubblicato a dicembre è sicuramente l’aumento senza sosta del numero di contratti collettivi: dal 2012 il numero di quelli depositati è aumentato del 60 per cento. Oltre metà scaduti.
    Figura 1 – Numero di contratti collettivi nazionali di lavoro vigenti depositati al Cnel
    Fonte: Cnel, Rapporto su mercato del lavoro e contrattazione collettiva 2016-2017.
    In parte i dati riflettono la ripresa della contrattazione dopo la fine della crisi, in parte una maggiore specializzazione settoriale. Sono anche un chiaro indizio di crescente frammentazione, come sottolinea anche un recente lavoro di Francesco D’Amuri e Raffaella Nizzi. Il Cnel, infatti, ci dice che dei contratti vigenti solo il 33 per cento è firmato dalla Cgil, Cisl e Uil. Confindustria da parte sua ne firma solo il 14 per cento. Nel settore del commercio, per esempio, esistono 192 contratti vigenti, dei quali solo 23 firmati dai tre grandi sindacati.
    In assenza di regole chiare sulla rappresentanza (gli accordi interconfederali sul tema sono rimasti lettera morta), la frammentazione apre la porta ad abusi e alla firma di “contratti pirata”, cioè siglati da parti sociali non rappresentative con l’obiettivo esplicito di fissare condizioni “al ribasso”. Questa flessibilità può servire da sfogo per chi non riesce a sottostare ad accordi troppo stringenti, ma diventa anche uno strumento di concorrenza sleale. In più, la moltiplicazione degli accordi, anche non pirata, aggiunge complessità a un sistema già non facilmente leggibile (la confusione tra contratto della logistica e quello del commercio nella disputa ad Amazon ne è una chiara rappresentazione).
    La questione della rappresentanza
    Da tempo si discute di una legge sulla rappresentanza. Recentemente Giuliano Cazzola su Adapt ha ipotizzato di legarla alla questione dell’efficacia dei contratti collettivi. Secondo alcuni sindacati proprio un’estensione per legge dei contratti collettivi sarebbe preferibile a un salario minimo legale. Tuttavia, secondo il mai attuato articolo 39 della Costituzione, solo i contratti firmati da sindacati registrati possono avere un’efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce (quindi non solo per i lavoratori iscritti al sindacato o le aziende parte di un’associazione firmataria). In assenza della registrazione, mai avvenuta dal 1948, è valso l’uso di considerare i minimi tabellari fissati dai contratti collettivi quale riferimento per definire a quanto ammonta la “retribuzione proporzionata e sufficiente” prevista dall’articolo 36.
    In questo modo l’Italia è uno dei pochissimi paesi Ocse in cui i contratti collettivi coprono (in teoria almeno) tutte le imprese, anche quelle che non hanno firmato (vedi tabella 1). In realtà è il paradiso degli azzeccagarbugli con il risultato di facilitare chi vuole aggirare i minimi contrattuali (oltre il 10 per cento di lavoratori italiani risultano sottopagati).
    Tabella 1 – Estensione amministrativa dell’efficacia dei contratti collettivi nei paesi Ocse

    Nota: Meccanismi di estensione non esistono in Australia, Canada (eccetto in Québec dove sono rari), Cile, Colombia, Costa Rica, Danimarca, Grecia, Irlanda, Corea, Nuova Zelanda, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. Le cifre in parentesi si riferiscono al tasso di copertura supplementare (in percentuale dei dipendenti) legato alle misure di estensione. Per maggiori dettagli si veda la pagina e in particolare la tabella dettagliata sulle procedure di estensione.
    Un sistema di estensione formale, oggi assente perché incostituzionale rispetto all’articolo 39, aiuterebbe a combattere il fenomeno dei contratti pirata, a ridurre le disparità di trattamento tra i dipendenti e a stabilizzare il sistema di contrattazione. Contratti collettivi firmati da parti rappresentative sono utili non solo per ragioni di equità, ma anche per correggere fallimenti del mercato (soprattutto nei casi di “monopsonio”, cioè eccessivo potere contrattuale del datore di lavoro) e per ridurre i costi di transazione per piccole e medie imprese che non devono così sedersi ognuna al tavolo di contrattazione. Tuttavia, i Ccnl possono rappresentare anche uno strumento a disposizione degli insider (tipicamente le grandi imprese) contro gli outsider (start-up e competitor internazionali) con un potenziale effetto negativo su prezzi e occupazione.
    Se si decidesse di seguire la soluzione prospettata da Cazzola (e dai sindacati), sarebbe quindi importante non estendere l’efficacia dei contratti in maniera automatica, ma basarla su una valutazione degli effetti economici e sociali che ne derivano.
    In alcuni paesi per avere efficacia generale, i contratti devono coprire all’atto della firma una maggioranza, o almeno una quota significativa, di lavoratori nel settore. In mancanza di dati affidabili, un comitato indipendente (magari proprio il redivivo Cnel) potrebbe essere incaricato di consultare le parti interessate ed effettuare una valutazione degli effetti economici e sociali. Sindacati e datori di lavoro potrebbero, poi, essere incoraggiati a differenziare gli accordi collettivi per tipo di impresa, per meglio rifletterne l’eterogeneità in termini di dimensioni, età e regione. La concessione di esenzioni in determinate condizioni potrebbe poi aiutare a limitare gli effetti negativi delle estensioni preservandone i benefici. La Francia, un altro paese con estensioni semi-automatiche, ha introdotto alcuni di questi cambiamenti nella recente riforma del mercato del lavoro. Vediamo se sarà di ispirazione per il nostro paese, anche se sarebbe utile partire prima da una riforma dell’articolo 39 della Costituzione.
    * ANDREA GARNERO Economista presso il Dipartimento Lavoro e Affari Sociali dell’OCSE. Ha ottenuto il PhD in economia presso la Paris School of Economics e l’Université Libre de Bruxelles. In precedenza, ha lavorato alla Commissione Europea e come assistente per gli affari economici e il G20 del Presidente del Consiglio. E’ membro del board scientifico ed esecutivo della Scuola di Politiche. 

    Reply
  5. DELLA SERIE L’ERBA CATTIVA NON MUORE MAI
    Berlusconi candida Bonanni: la nuova vita dell’ex leader Cisl
    Un altro colpo del Cav, che “mette le mani” su un candidato di prestigio in vista delle prossime elezioni politiche del 4 marzo. Si tratta dell’ex segretario della Cisl e oggi affermato broker assicurativo, Raffaele Bonanni torna in politica. Con Forza Italia. Nel suo Abruzzo. “La foto dell’investitura lo immortala, il 20 dicembre scorso” racconta il Fatto Quotidiano, “al tavolo della presidenza della cena di gala di Forza Italia, accanto al coordinatore regionale del partito.
    Il timbro finale lo metterà il Cavaliere di Arcore. “La voglia è tanta, la riconoscenza pure”. Bonanni “è stato il baffo d’oro Cisl, il sindacalista manager, l’amministratore delegato delle trattative e del negoziato” prosegue Il Fatto, “e infatti nel 2014 aveva salutato l’alto impiego, ricoperto tra un agio retributivo all’altezza del compito, con la più strabiliante delle buste paga: 336mila euro l’anno”. Di fatto, un caso tra i pochi che si contano e quindi da registrare, l’ex leader della Cisl – grazie all’anagrafe e anche a un po’ al suo ottimo fiuto – è riuscito a dribblare quasi del tutto la riforma Dini che instaurava il regime contributivo che la legge Fornero.
    La notizia è il possibile ritorno di Bonanni in Parlamento. “Se accadrà” prosegue l’articolo del Fatto, “vestirà i panni di Forza Italia, e pure questa è una novità. Resterà come sempre al centro del centro della politica, come ci ha abituato negli anni e se potrà, Berlusconi permettendo, porterà al centrodestra quel refolo di aria nuova, quel pizzico di sapienza in più e anche di competenza che non guasta”. Infatti Bonanni è anche docente di Diritto del lavoro all’Università Mercatorum.

    Reply
  6. A Mestre ad un gruppo di maestre precarie iscritte alla Cisl che volevano palesare il loro dissenso nei confronti della ministra Fedeli, che tra l’altro non si è presentata, ad un convegno organizzato dalla Cisl stessa , è stato impedito l’ingresso dai sindacalisti. Pare che adesso il dissenso non sia tollerato non solo nei dirigenti sindacali ma nemmeno negli iscritti. Siamo proprio al fondo.

    Reply
  7. Da formiche.net PREVISIONI DEL CNEL: AUMENTO DELLA PERTURBAZIONE IN ATTO Cosa sta succedendo davvero al Cnel di Massimo diogene
    Dopo l’ultima assemblea del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, a Villa Lubin non tira una bella ari
    alle finestre e nei corridoi del Cnel girano spifferi fastidiosi, si racconta. Indiscrezioni parlano di mobili spostati e rispostati da una stanza all’altra; di un presidente in evidente difficoltà, costretto com’è a pensare al proprio, incerto, futuro, strettamente legato ai risultati elettorali, ed al futuro del Cnel stesso, la cui funzione sarà da ripensare e rilanciare. Quando? Quando verrà nominato dal presidente del Consiglio, chiunque esso sia, il nuovo “pacchetto” di consiglieri.
    Tempi lunghi, viene da dire, visto che Gentiloni ultimamente si è limitato a nominare il nuovo Segretario Generale dell’organo, Paolo Peluffo, che dovrebbe entrare in attività dal prossimo lunedi. Pare inoltre che l’ultima assemblea di giovedì 25 gennaio abbia evidenziato tutta la fragilità del presidente, Tiziano Treu, che – nei fatti – ha visto bocciate tutte le proposte legate alla sua relazione. Pare che i consiglieri rimasti lo abbiano rimbrottato per la mancanza di gratitudine nei loro confronti, i quali raccontano di aver tenuto in piedi “a costo zero l’Istituzione dal settembre 2016 ad oggi, per senso del dovere, dopo la fuga dei delegati di Confindustria Cgil- Uil ed infine Cisl – ex quibus, lo stesso Treu”.
    Gli stessi hanno ricordato a Treu lo stravolgimento da lui perpetrato alla relazione sul mercato del lavoro (bypassando il documento allestito dalla apposita commissione consigliare). Sono “insorti” di fronte alla proposta presidenziale di accogliere a Villa Lubin l’intera struttura dell’Aran. Motivo? La richiesta del ministro Madia, volta a risparmiare sull’affitto del palazzone di Via del Corso, compattando Aran e Cnel a Villa Lubin.
    I consiglieri hanno ricordato a Treu che l’attività dell’Aran richiede spazi enormi, assenti a Villa Lubin. Per sincerarsene, basterebbe frequentare in questi giorni i 5 piani dell’Aran, affollatissimi per le trattative sui contratti pubblici: del comparto, della dirigenza, dei settori speciali. La Madia vorrebbe risparmiare sull’Aran. La stessa esponente di quel Pd, fanno notare, che ha cercato di chiudere il Cnel ma che ha autorizzato Renzi a spendere denari pubblici per un “aereo presidenziale” largamente inattivo in un hangar romano. Infine i consiglieri attuali del Cnel (in prorogatio) si sono rifiutati di approvare il bilancio preventivo 2018. I motivi? Poca chiarezza su una decina di voci e – soprattutto – la convinzione che questo compito delicato spetti alla nuova Consigliatura, quando sarà ufficialmente in carica.

    Reply
  8. renzo rampazzo sgbcisl alto adige südtirol · Edit

    Piu’ passa il tempo e piu’ mi devo convincere (anche se dentro una voce mi dice lottre, lottare, non mollare) che non c’e’ alcunissima speranza che qualcosa si muova all’interno della CISL per rendere l’aria piu’ respirabile e dare ancora fiducia e motivazioni alle/agli iscritte/i.
    Penso che una speranza di cambiamento puo’ avvenire solo se incomincia a nascere e crescere dal basso la voglia, la rabbia di contare.
    Deve iniziare a muoversi la base: operatori e dirigenti di territorio, iscritte/i, altrimenti non c’e’ speranza. Poi magari si continuera’ a mantenere viva la fiamella del dibattito come “il 9 marzo” e dico PER FORTUNA CHE ESISTE, ma rischia di essere una testimonianza utile, nobile ma relegata al solo strumento informatico.
    Penso che l’ avvio di disdette sindacali toglierebbero l’arroganza di chi oggi dirige la CISL ed e’ sempre piu’ lontano dalla gente che vive del lavoro, ma dall’altro darebbe coraggio e voglia di prendere la parola alle tante persone pulite che ancora esistono nella CISL.
    Forse puo’ essere questa un’ utopia, ma non lo sara’ piu’ quando stampa e magistratura nei prossimi tempi porteranno alla luce cosa cosa effettivamente e’ avvenuto e sta avvenendo nella Casa di vetro.
    RIBELLARSI E’ GIUSTO

    Reply
  9. Secondo bene informati vicini alla postina pare che sia rimasta molto male con la politica in specie con con forza italia e i Pd ex margherita dai quali si aspettava offerte di candidatura che non sono arrivate e dunque ha deciso di far sentire tutto il suo peso attraverso la stampa (che però come tutti sanno meno che lei è zero). LA DOMANDA CHE TUTTI SI FANNO DOPO LE SUE DICHIARAZIONI APPARSE SUL SOLE 24 ORE E SU REPUBBLICA SONO :
    QUALE PROMESSE HA FATTO E MANTENUTO FIN0RA LA FURLAN, CHE, INVITA I POLITICI (SUOI COMPAGNI DI MERENDA) A DIRE LA VERITA’ SOLO LA VERITA’ E NIENT’ALTRO CHE LA VERITA’? COSI HA RAGGIUNTO IL MASSIMO DELL’OFFESA CHE POTESSE INFLIGGERE AI LAVORATORI ED I CITTADINI ITALIANI.
    AMICI E COMPAGNI DI SVENTURA, NON DATEGLI PESO E CREDITO CHE NON MERITA PERCHE’, AL MASSIMO IL SUO MANIFESTO POLITICO SARA’ RICORDATO COME LA BARZELLETTA PIU’ ESILARANTE DEL TERZO MILLENNIO. PER CONVINCERSI CHE LE SUE PROMESSE SONO PAROLE AL VENTO RICORDATE CHE L’ANIMA DI FAUSTO ASPETTA ANCORA DI ESSERE RIABILITATA E IL PALAZZO DI VETRO CONTINUA AD AVERLI OSCURATI
    ZORRO

    Reply
  10. Anch’io sono rimasta basita nel leggere il ventaglio di proposte fatte dalla Furlan che, guarda caso sono le stesse, fatte fino a ieri e che lei definiva populiste ed irresponsabili. Ora se non sbaglio se le due posizioni espresse, sono opposte lei si è dato del bugiardo da sola. Ma allora la candida pulzella della favola non è biancaneva bensì la STREGA e i suoi servitori non i paggetti che gli reggono la coda ma i sediari che la portano sul la sedia gestatoria.
    Povera Cisl che figure di … ti tocca patire

    Reply
  11. Tra le tante cose serie, che dette dalla Furlan diventano scempiaggini, noi ex tessili prima precarizzati e poi licenziati siamo rimasti esterrefatti dal passaggio che segue
    “La Cisl chiede, il capovolgimento della logica del Fiscal Compact, che dovrebbe invece trasformarsi in Investment Compact.”
    ORA ATTESO CHE TUTTI SIAMO ADULTI E VACCINATI E SAPPIAMO COME VA IL MONDO MA ESSERE PRESI in giro DA UNA INFIGARDA SIMILE E’ TROPPO.
    DI GRAZIA DOV’ERA LA CISL (ovvero lei) QUANDO IL FISCAL COMPACT VENIVA APPROVATO NEI TEMPI E MODI CHE TUTTI SAPPIAMO?
    Un gruppo di neodisoccupate bustocche

    Reply
  12. l’avversione dell’ultima ora al fiscal compact, ovvero a quell’insieme di regole sui bilanci pubblici approvate da 25 Paesi dell’Unione Europea il 2 marzo del 2012. Con l’approvazione che partiti e sindacati dettero senza batter ciglio. (Ricordo che il pareggio strutturale di bilancio e l’impegno a ridurre di un ventesimo l’anno la parte del debito pubblico eccedente il 60 per cento del Pil). Trascorsi cinque anni. Secondo l’articolo 16 le norme dovrebbero essere entrate nell’ordinamento giuridico comunitario a partire dal primo gennaio scorso.
    Ma adesso la proposta di direttiva per il loro accoglimento è già stata presentata, il 6 dicembre, dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. E, probabilmente, sarà elemento essenziale della riforma franco-tedesca dell’Unione di cui conosceremo i dettagli nel prossimo marzo.
    La novità che forse la Furlan ed i suoi consigliori ignorano sta proprio nella direttiva che è peggiorativa rispetto allo stesso fiscal compact. Quindi sarebbe il caso se volessero fare seriamente il loro lavoro che la smettessero di prendere in giro gli italiani, facendo gli gnorri e arrivando sempre dopo che i buoi sono scappati dalla stalla.

    Reply

Commenti