Articolo 2

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Col nuovo anno, e dopo un anno oggi dall’ingiusto commissariamento della CISL FP, si apre l’attività del comitato “Articolo 2″, che si è costituito per sostenere i ricorsi in atto, e quelli che dovessero essere decisi, contro il commissariamento della Fp e le espulsioni dei dissidenti. E anche per altre iniziative che si dovessero rendere necessarie in altre situazioni.

Chi vuole, può contribuire economicamente alle spese legali con un versamento attraverso l’Iban IT39D0200802480000105026013 .

Fin da quando il commissariamento della Fai ha inaugurato il ciclo di involuzione autoritaria nel governo della Cisl fatta di commissariamenti, espulsioni e licenziamenti (questi ultimi in forma ora diretta, ora nella versione subdola dell’allontanamento attraverso la revoca del distacco), e visto l’asservimento degli organi di giustizia interna che si sono posti come volenterosi collaboratori di questa involuzione autoritaria, si è posto il problema di cercare nella sede giudiziaria quella giustizia che non è stato possibile ottenere per le vie interne.

Ma la partita di fronte ai giudici non è facile, fra le altre cose, per il problema delle risorse. La giustizia costa, anche a dispetto delle proclamazioni costituzionali sull’eguale diritto di tutti ad avervi accesso; e chi comanda a Via Po 21 e dintorni può contare su risorse praticamente illimitate da destinare allo scopo. Per questo, finora ha avuto successo con la tattica di prender tempo ed evitare di arrivare a decisioni di merito, in maniera da allungare i tempi e costringere i ricorrenti a gettare la spugna.

Di fatto, nessuna decisione è stata presa nel merito sui ricorsi presentati contro gli atti di prepotenza illegittima compiuti dal gruppo di potere di Via Po 21: né sul ricorso contro il commissariamento della Fai, dove i giudici hanno ritenuto che il ricorso d’urgenza non fosse stato promosso nelle forme previste (eppure c’erano precedenti in senso diverso), né sull’espulsione di Fausto Scandola, che il Tribunale di Verona invece di decidere ha rimandato a quello di Roma (e intanto Fausto è morto senza aver avuto risposta alla sua domanda di giustizia).

Come ai tempi in cui i sindacati hanno conquistato il diritto di sciopero, abbiamo di fronte un avversario che parte con un vantaggio apparentemente incolmabile in termini di risorse.

E allora l’unica risposta possibile è quella sindacale: bisogna organizzare la nostra solidarietà.

Abbiamo deciso di creare una cassa di resistenza, alimentata da contributi volontari, in modo da aiutare i ricorrenti a resistere fino ad avere decisioni di merito dai Tribunali della Repubblica italiana.

Fino a far valere il diritto a sapere da un giudice imparziale se è legittimo sciogliere gli organi democraticamente eletti di una federazione nell’assoluto disprezzo delle garanzie statutarie previste.

Fino a sapere se è possibile in Italia espellere iscritti accusati di aver espresso un pensiero diverso da quello ufficiale, o aver suggerito la lettura di questo blog.

Fino a sapere se le garanzie dello statuto della Cisl sono una cosa seria o una canzonatura perché poi l’unica regola che vale è quella che recita: “articolo quinto, chi tiene in mano ha vinto”.

Noi invece vogliamo ridare valore e significato allo statuto, alla garanzia di libertà di critica e di pensiero, alla costruzione della Cisl come confederazione di federazioni e non come sindacato centrale e generale di cui un ristretto gruppo di persone controlla le articolazioni organizzative a proprio piacimento e nel proprio interesse invece che in quello delle persone che dobbiamo rappresentare.

Per questo il comitato viene intitolato all’articolo 2 dello statuto della Cisl, quello che esprime l’identità della nostra confederazione. E diciamo “nostra” esprimendo così la rivendicazione di appartenere a questa storia, a differenza di chi usa l’aggettivo “nostra” per rivendicarne la proprietà e il diritto di fare e disfare a proprio piacimento e nel proprio interesse.

Per questo ogni contributo conta. Perché ogni contributo sarà una persona che si unisce alla nostra battaglia.

Una battaglia perché la Cisl torni ad essere la nostra Cisl, quella che ci siamo impegnati a costruire per tanti anni fra le lavoratrici e i lavoratori che devono tornare ad essere l’origine e il fine di ogni azione sindacale.

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9 Commenti - Scrivi un commento

  1. E’ l’anno, il 2018, della riscossa. Mandiamo a casa questi cialtroni e nullafacenti. Diffondiamo la costituzione del comitato A2, che non è la nuova autostrada del mediterraneo. Forza aderiamo in massa.

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  2. È passato un anno e non è stato un anno semplice. Non lo è stato per molti di noi, scacciati come appestati solo per aver osato, con onestà e coerenza, esprimere il proprio pensiero e la propria solidarietà a Daniela e a Giovanni nel momento dell’ingiusto commissariamento.
    Non è stato un anno facile nemmeno per chi ha dovuto sopportare le nostre manifestazioni del pensiero libero e le nostre denunce ancorché spesso anonime.
    È un tempo pesante per la cisl che continua a vivere per pagare dirigenti fedeli alle spalle degli ignari lavoratori/soci.
    Dobbiamo essere uniti nella lotta per l’afferamzIone della libertà di pensiero e per ripristinare la democrazia in cisl.
    Aderisco con entusiasmo perché non si tratta di solidarietà ma di condivisione. Contro il pensiero unico e l’utilizzo dei soldi dei lavoratori per fini esclusivamente personali.
    Daniela siamo con te per una giusta battaglia e per dare merito al buon lavoro fatto con impegno e serietà da te e da Giovanni.

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  3. Bruno della Calce · Edit

    CASA DELLA RESISTENZA. ARTICOLO DUE
    E’ una iniziativa che parte con obiettivi chiari. Far emergere il dissenso, dare ad esso una CASA, la casa della resistenza (opposta alla casa di carta vetrata), ridurre i timori di quanti hanno ritrosia ad esporsi ( il comitato non costituisce impegno alternativo alla appartenenza…che per noi era quella del Giorgio Gaber ( riascoltarla servirebbe anche a diverse comparse poi scomparse sul carro) , frantumare l’apparente assetto con operazioni tese a finanziare iniziative non solo giudiziarie ( ci sarà pure un giudice a Berlino?), a fare controinformazione, a rivelare l’altra faccia dei fatti oscurati, a promuovere incontri e tutto quanto serve. Occorre l’adesione e non solo simbolica perchè per esser efficaci bisogna esser demolitori e costruttori insieme e servono risorse e strumenti. E’ un Paese questo dove il tabù e la sacralità dell’apparato confederale non è stato mai scosso per anni sino a formare una cosa, si proprio una cosa fine a se stessa, che si nutre dei propri riti e delle proprie inutili dichiarazioni soporifere di principio che oggi non attirano l’attenzione nemmeno di un giornaletto di provincia. C’è bisogno di agire. In fondo la battaglia sui social è quella che più è osteggiata da chi vorrebbe controllare e non può farlo…la rete è libera e aperta a tutti, può causare grossi problemi, può determinare anche la caduta del consenso . E’ ad essi che oggi ci appoggiamo come altre esperienze fatte nel nostro Paese ma non basta. Esser liberi è la più alta espressione della dignità umana ma esser forti è solo questione di tempo e coraggio: sono due ingredienti indispensabili e vanno assunti a dosi generose per farcela. A me qualche giorno fa, non fidandosi della espulsione ( da repulsione) hanno pensato di restituire forzatamente i soldi della tessera agendo sul datore di lavoro e me li ritroverò in busta paga visto che non ho mai dato disdetta. Due lettere della ragioneria di Stato di invito…che ho ignorato, su sollecitazione della fp cisl Torino. Ovviamente scriverò una garbata lettera…magari anche alla Ragioneria, le parole si trovano…vuoi mettere la soddisfazione di lasciarli… senza parole.

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  4. io contribuisco più che volentieri. se penso che sto pagando una tessera ad un sindacato che non mi rappresenta più… posso felicemente sostenere una operazione di equità volta a ristabilire le regole che da troppo tempo in Cisl sono state distrutte. se la casa di vetro dovesse resistere a questa operazione… Non ci resta che abbandonare la Cisl al suo triste e lento declino. la Furlan e i suoi complici vanno fermati adesso.

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