Storie di rancori, risentimenti e asinerie varie

Sul contratto degli statali il sindacato si è limitato a prendere quel che gli è stato dato (da un articolo del professor Bonanni sul Tempo del 29 dicembre 2017)

Oggi sul contratto degli statali un asino ha ragliato (tweet di Gigi Petteni, segretario confederale della Cisl, ritwittato da alcuni suoi colleghi)

Gli asini non conoscono la differenza fra il suono e il raglio. Ecco perché ogni suono lo sentono come un raglio (tweet del professor Bonanni dal Brasile)

 

Negli auguri per queste feste abbiamo detto che l’esercizio del senso critico che pratichiamo su questo blog, per non cadere nel rancore fine a sé stesso, ha bisogno di una ragionevole speranza. Come quella che vogliamo alimentare anche con le iniziative che stiamo organizzando assieme agli amici che abbiamo incontrato lungo la strada in questi tre anni. Un augurio di speranza che Savino Pezzotta ha rilanciato, invitando a non cadere nel risentimento ma a “perseguire l’obiettivo di un pensiero libero”. Per questo, ci impegniamo a portare avanti nuove  iniziative che annunceremo nei prossimi giorni e di cui anticipiamo solo l’appuntamento di venerdì 19 gennaio a Bologna per un nuovo incontro sul libro “Prender parola. Il metodo Scandola”.

Intanto da Via Po 21 e dintorni arrivano storie di rancori e risentimenti che sconfinano nell’incontinenza verbale e nell’insulto, e che dimostrano come da quelle parti ci sia poca abitudine al senso critico e poco impegno a coltivare la speranza. Ed il protagonista principale è Gigi Petteni, uno che nella squadra di Via Po 21 ha il ruolo del centromediano vecchia maniera, quello che quando doveva fermare l’avversario entrava direttamente sulle caviglie, anche come avvertimento. Il che ce lo farebbe stare quasi simpatico, nel senso che la cosa potrebbe essere sintomo di un carattere ruspante ma sincero.

Il problema è che le cose stanno così solo a metà: Petteni è sì un tipo ruspante, ma non del tutto sincero. E comunque è poco sereno quando si tratta di certi argomenti e di certe persone che riguardano il modo in cui è arrivato all’incarico attuale. Per questo ha l’insulto facile. Fu così con il conterraneo Savino Pezzotta, e così è stato, nonostante il clima natalizio, con il professor Bonanni, colpevole di aver scritto un articolo tendenzialmente critico sul contratto “funzioni centrali” appena rinnovato. Solo per questo, per aver osato non parlare di un contratto ottimo e abbondante per tutta la truppa, Petteni ha dato dell’asino al professore. Il quale ha poi ricambiato la cortesia.

Nella foto, Bonanni e Petteni, all’epoca in cui marciavano uniti

Se fra i due il livello del confronto è questo, è improbabile che si tratti solo di una lite tipo “processo del lunedì” fra tifosi di una squadra o di un’altra, anche se il linguaggio è più o meno quello.

Il fatto è che, come ha scritto Giuliano Cazzola nel suo libro Storie di sindacalisti, (Adapt, 2017, p. 236), Bonanni si è dimesso da segretario della Cisl a seguito di una “congiura ai suoi danni”. E noi aggiungiamo che Petteni, all’epoca segretario della Cisl Lombardia, è stato uno dei capi di quella che Cazzola definisce una “congiura”, e grazie al suo impegno è stato portato nella segreteria confederale della signora Anna Maria.

Quindi il giudizio del professor Bonanni sul contratto non è il motivo dell’insulto. Il motivo è la scia di rancori e risentimenti che da anni rende irrespirabile l’aria di Via Po 21,Tanto è vero che dietro all’incontinente verbale Petteni si sono accodati a ritwittare l’insulto a Bonanni personaggi del calibro di Maurizio Petricciolii, uno che con Bonanni ha condiviso la stagione degli aumenti di stipendio non giustificati. E di Piero Ragazzini, quello che era il segretario amministrativo della Cisl già con Bonanni; per cui se veramente non si era accorto delle retribuzioni fuori regola, una delle quali peraltro era la sua, allora vuol dire che l’asino era lui.

Asino

 

Ps fra i follower del Petteni, c’è chi ha risposto a Bonanni che “firmare il contratto dopo oltre otto anni è un successo”.

Ma se firmare dopo otto anni è un successo, se fosse passato ancora qualche anno  cosa sarebbe stato, un trionfo?

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24 Commenti - Scrivi un commento

  1. osservatore interessato · Edit

    ma se uno come petteni da portaborse di Pezzotta e’ riuscito ad arrivare alla segreteria confederale qualche merito lo avra’ pure se non altro la capacita’ di capire in anticipo dove tira il vento prima facendo le scarpe a Pezzotta per sostenere Bonanni per poi tradirlo per la Furlan. Puro opportunismo che non e’ sorretto da alcuna preparazione basta guardare l’accordo sull’apprendistato addirittura peggiorativo di accordi sottoscritti in qualche realta’ regionale oppure l’inutile ipotesi di accordo sul nuovo modello contrattuale con la confindustria che e’ ,fortunatamente ancora al palo in quanto non innova praticamente nulla. A proposito di asini raglia pure il sig. Ragazzini che per anni ha pagato il compenso di Bonanni ad un commercialista roba da fare rivoltare i nostri padri nella tomba ma lui imperterrito sta ancora al suo posto in attesa del giusto premio dell’eredita’ di Bonfanti.

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  2. Siamo al tiro degli stracci…. che conferma la mediocrità del gruppo dirigente senza eccezione alcuna peraltro in linea con la mediocrità delle teste pensanti del Paese. E la trama è talmente complicata che ci vorrà un miracolo per uscirne fuori. Bonanni sarà stato quello che è stato e nessuno lo rimpiange, avrà anche lui dei rancori sopiti, ma gentucola come Petteni conferma il pensiero unico in Cisl e la sua Segretaria non commenta ma la pensa di certo come il Petteni: guai a dare fastidio a chi gestisce il potere. Povera Cisl.

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  3. Un detto sentito da militare dice che tra un gruppo di persone chi per primo sente la puzza è colui che ha fatto il peto. Perciò per chi non l’avesse ancora capito il golpe anti Bonanni fu ordito e portato a termine principalmente da Petteni, Bonfanti, Petriccioli e Ventura più alcune scartine per far confusione e intorbidire le acque come Sbarra e Bernava gli altri sono semplici comparse.Dunque , prima gli ex compari di merenda compreso il generale attendente dell’edile; silurarono l’onesto San Savino, E adesso all’edile Bonanni, con pensione da onorevole, hanno riservato la stessa sorte e già si agitano i ragazzini rampanti per silurare la ormai bruciata Iena ridens, .
    Penso che più che ragli quelli di Petteni e company sono tipici avvertimenti mafiosi solo che gli attori fanno appena ridere.

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  4. Boccaccia mia statti zitta! · Edit

    Quello che tira Petteni a Bonanni si chiama anche “il calcio dell’asino”. E come diceva Totò: “appunto dico”

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  5. Più che agli asini, peraltro pure intelligenti, tutti gli attori in causa somigliano a dei muli. E ve lo dice un sardo che di asini se ne intende

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  6. Bonanni ha affermato una verità che non ne ridimensiona però le colpe: il contratto a una parte di statali mica lo ha fatto la Cisl perché si tratta di una elemosina camuffata in regalia tutta del Governo. Che poi si tirino gli stracci i nostri su tale questione la dice tutta sul poco spessore per non dire l’abissale mediocrità di tutta l’attuale segreteria, con la s minuscola.

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  7. Comunque, cari Petteni e compagnia bella, gli aumenti salariali per gli statali (cui non avete merito) così come per i privati se ne andranno per lo più a coprire le spese relative agli aumenti ingiustificati da gennaio di gas energia ed autostrade. Dove è la Cisl rispetto questo? Sentire poi sui tg nazionali giustificare l’aumento del gas con l’incidente avvenuto in territorio austriaco che ha determinato l’interruzione della fornitura per un giorno mi ha fatto cadere letteralmente le braccia. … Queste sono le vere fake news ! Ripeto : dove è la Cisl? Vergogna Petteni. Vergogna Furlan. Siete solo dei mistificatori incapaci e senza valori.

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  8. Condivido il messaggio di Savino Pezzotta. Ma aggiungo che i rancori sono quelli degli attuali governatori. Noi siamo costretti all’anonimato per timore delle loro tante ritorsioni. Loro non perdonano chi osa esprimere il proprio pensiero ancorché non critico. E il contratto delle funzioni centrali, analizzato dal Prof. Bonanni, non è certo una critica ma una mera analisi. Come si può, infatti, vendere un contratto arrivato dopo 8 anni, caduto per forza di inerzia sui lavoratori, senza alcuna contrattazione, come una conquista?
    Le risorse per la formazione esistevano euro una tantum sono una autentica fregatura perché non vanno ad implementare il profilo contributivo utile per la pensione.
    Quindi, qui non è in questione il rancore, ma il diritto di non essere considerati scemi.

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  9. ma questi ancora parlano… dopo aver leccato i piedi a Bonanni per una vita, adesso dal pulpito degli ottimi risultati, ciò 0, mancano ancora i comparti più importanti, scuola, enti locali e sanità, non solo Non c’è uno stralcio di testo da condividere , ma viene venduto come il migliore dei risultati. se un generale non viene ucciso… può sempre far male, e il gruppo di nullità confederali lo sanno bene, e dalla risposte si capisce che non sono così sicuri.

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  10. “La verità fa male lo so” così recitava una vecchia canzone di Caterina Caselli che la banda:Ventura, Petteni, Bonfanti e ragazzini al seguito dovrebbero conoscere molto bene ma dico loro come spesso ho sentito apostrofare dai tifosi napoletani gli avversari “e nun s’ vonn’ sta” che chi di spada ferisce di spada perisce perciò abbiano il buon senso almeno di tacere almeno evitano di fare la figura dei peracottari.

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  11. È il regno dei mediocri, quindi dei violenti ed irresponsabili. Non riusciranno mai a liberarsi del peccato più grave: la forzatura delle regole interne di convivenza politica e delle trame ai danni ora di questo ora di quello

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  12. Ma farsi eleggere per meriti no? È possibile che il migliore Cislino deve essere colui che riesce a far agguati stilettare, sciogliere nell acido avversari?

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  13. Cisl, un sindacato riformista con gli iscritti degli altri
    Da Alitalia a Poste, il ruolo della Cisl in alcune grandi partite è stato (ed è) fondamentale. E non potrebbe essere altrimenti. Sono oltre 326 mila gli statali tesserati con il sindacato di via Po, che ne fanno il primo sindacato nel pubblico impiego. D’altra parte, quando si è provato a solleva…
    di Mattia Ronchei
    Ha il maggior numero di tesserati fra i dipendenti statali, e su partite come Alitalia e Poste ha giocato e gioca un ruolo fondamentale. Ma per capire la Cisl occorre partire da un legge non molto conosciuta, e del resto l’anno di nascita non aiuta. La legge Mosca (1974) è infatti uno degli “scandali” più rappresentativi del (mal)costume del Belpaese. Le intenzioni del deputato dell’epoca, Giovanni Mosca onorevole milanese del Partito Socialista molto vicino a Ernesto De Martino, erano persino benemerite: voleva risanare la situazione di chi nei decenni successivi al dopoguerra aveva lavorato nei sindacati o nei partiti senza ricevere i contributi.
    Solo che, nella migliore tradizione italiana, con gli anni l’eccezione si è trasformata in regola. Bastava una dichiarazione del legale rappresentante di turno e il gioco era fatto: si parla di autisti che avrebbero iniziato a prestare servizio a 12 anni e di dirigenti delle parti sociali che avrebbero difeso i diritti degli operai quando ancora frequentavano le elementari. Ma tant’è. Nei calcoli del legislatore ne avrebbero dovuto usufruire solo poche centinaia di persone e invece alla fine i contributi figurativi, che danno diritto alla pensione, sono toccati quasi a 40 mila fortunati. Alle casse dello Stato questa “manfrina” è costata 25mila miliardi di lire (12,5 miliardi di euro) e tra coloro che ne hanno “approfittato” si annidano i padri della classe dirigente che oggi dice pesta e corna della riforma delle pensioni.
    C’erano tanti ex funzionari del Pci, portaborse della Dc e sindacalisti di Cgil, Cils e Uil. Ovvio, non tutti hanno fatto i furbi sugli anni di lavoro effettivamente prestati, ma la gran parte sì. Alla fine il dettaglio di quest’ennesima mini-Casta recita: poco meno di 10 mila beneficiari erano della Cgil (9.368 unità), altri 8 mila dell’ex Pci (8.081) e quasi 4 mila della Dc. Mentre Il partito socialista si difendeva sfiorando la soglia dei 2 mila, decisamente meno della Cisl che, seppur di poco, scavalcava il tetto dei 3 mila. Tra questi, tanto per fare qualche nome, spiccano l’ex presidente del Senato e segretario generale della Cisl, Franco Marini, e l’ex presidente della Camera e leader Cgil, Fausto Bertinotti.
    Si dirà: cosa c’entra la legge Mosca con la Cisl di Bonanni? Cosa volete dai dirigenti attuali se una norma del ’74 ha assicurato qualche privilegio anche agli ex cislini? C’entra eccome, perché nella legge Mosca c’è il paradigma di un modo di fare. Quello di un sindacato che negli ultimi lustri si è messo la divisa da riformista solo quando riguardava le materie degli altri. Con Cofferati, Epifani e ora Camusso, impegnati a portare la Cgil sulle barricate, i dirigenti di via Po hanno avuto un’autostrada libera. Gioco facile a mostrarsi dialoganti e moderati e ad assicurarsi un ruolo di cerniera con gli esecutivi di turno. C’è stato il Patto per l’Italia firmato (senza la Cgil) il 5 luglio 2002 con il governo Berlusconi dell’epoca, che per la verità non ha segnato grandi risultati, e soprattutto la più recente riforma del modello contrattuale (salari legati alla produttività e più forza alla contrattazione aziendale). Tutto vero. Ma la storia ci ha insegnato che quando poi si è trattato di difendere le loro rendite di posizione, Pezzotta e poi Bonanni sono diventati intransigenti come pochi.

    Il primo congresso della Cisl nel 1951 (fonte: Conquiste del Lavoro)
    Prendiamo il caso Alitalia. Non è un mistero per nessuno che alla Cisl la vendita della compagnia di bandiera (tra le aziende con il maggior tasso di sindacalizzazione) ad Air France proprio non andasse giù. Basta ripercorrere i lanci di agenzia dei giorni caldi della trattativa (siamo a cavallo tra il 2007 e il 2008) per rendersene conto. Secondo Bonanni nel governo Prodi dell’epoca c’era qualcuno che stava giocando contro gli interessi nazionali: nel tira e molla con Spinetta (a.d. di Air France) «manca la richiesta di una contropartita, di garanzie minime per i lavoratori e soprattutto non si stanno facendo tutti gli sforzi necessari per mantenere l’italianità dell’azienda».
    Peccato che la stessa lungimiranza il buon Raffaele e suoi predecessori non l’avessero mostrata quando hanno tutelato quelle sacche di privilegio che hanno portato Alitalia allo sfacelo. I problemi erano arcinoti: pochi passeggeri, Lufthansa, Iberia e e Tap (portoghese) che fanno più ore di volo e stipendi e benefit di piloti di hostess e assistenti di volo troppo alti rispetto a quelli dei competitor. E i riformisti cosa hanno fatto? Hanno puntato i piedi: guai a toccare turni o retribuzioni della truppa. Certo se l’azienda fosse andata ai francesi (si trattava per una cifra vicina al miliardo e mezzo) sarebbe stato più difficile continuare con quell’andazzo, mentre la fusione con l’AirOne di Toto (abruzzese come il leader Cisl), sponsorizzata da Bonanni, avrebbe consolidato il monopolio di un’unica compagna sulle tratte più importanti (vedi Roma-Milano) che i sindacati avrebbero potuto facilmente “ricattare”.
    E così alla fine è prevalsa la linea nazionalista: è arrivata la cordata degli imprenditori coraggiosi (Cai) che ha preso in un colpo solo sia Alitalia che Airone. Siamo nel 2008. Passano pochi mesi, 12 gennaio 2009, ed Air France-Klm acquista il 25% della compagnia italiana per poco più di 300 milioni. Tant’è che la stampa transalpina (Les Echos) ringrazia Berlusconi: ci ha consegnato una compagnia senza debiti (accollati allo Stato) a un quinto del prezzo iniziale. Merci.
    Altre settimane, novembre 2009, e Cai cede alla stessa Air France la rete commerciale per la vendita degli spazi riservati alle merci nella stiva degli aerei passeggeri. Mentre nel 2010 l’amministratore delegato Rocco Sabelli arriva ad auspicare una fusione con i francesi per il 2013. Tanto che verrebbe da fare una domanda al segretario della Cisl: caro Bonanni , ma non potevate pensarci? Avreste evitato di mettere sulle spalle dei cittadini i debiti accumulati dalla compagnia in anni di mala gestione.
    E dall’Alitalia al pubblico impiego il passo è breve. È il 24 agosto del 2006 e dalle colonne del Corriere della Sera, il giuslavorista Pietro Ichino lancia una proposta destinata a scuotere il felpato mondo dell’amministrazione dello Stato. Il ragionamento era semplice: per risanare i conti pubblici è necessario tagliare la spesa improduttiva, bene, iniziamo dalla Pa. Come? Introducendo degli organismi indipendenti di valutazione per stimare l’efficienza degli uffici pubblici e di chi ci lavora. Lo scopo? Mandare a casa i nullafacenti (sul tema Ichino ha scritto poi un libro) e premiare con retribuzioni più ricche chi invece si adopera per due. Proposta di buon senso. Anche perché le stesse parti sociali sollecitate sul tema ammettono che il problema dei fannulloni esiste eccome, salvo poi trincerarsi dietro ai “no” preventivi quando si tratta di passare dalle parole ai fatti.
    La Cisl del resto tiene famiglia: sono 326.180 (dati 2010) gli statali tesserati con il sindacato di via Po (più di qualsiasi altra federazione). E così Bonanni nei giorni successivi alla proposta Ichino non ebbe esitazioni a schierarsi a fianco della Cgil: «Ichino utilizza un luogo comune con frasi trite e ritrite – replicò stizzito il segretario generale – Occorre, invece, un nuovo piano industriale per la pubblica amministrazione». E Gianni Baratta, storico segretario confederale, lo superò a sinistra: «È una provocazione che spero e credo non abbia ispiratori nel governo (allora c’era Prodi ndr). Un atteggiamento di moralizzazione ogni oltre limite che non dà un contributo serio al problema di migliorare l’efficienza dei servizi nella pubblica amministrazione. E poi le purghe appartengono alla cultura bolscevica».
    Certo, quella stessa cultura bolscevica che dal ’75 a pochi anni fa ha costretto lo Stato a ripianare per circa 30 miliardi di euro i disastri delle Poste Italiane. Qui, non comandano flotte di pericolosi comunisti ma sono i cislini a farla storicamente da padroni: i dati del 2010 parlano di 68 mila iscritti. Tant’è che nel 2005 il giornalista dell’Espresso Riccardo Bocca rese pubblico una sorta di database delle raccomandazioni. C’erano centinaia di segnalazioni. Che arrivavano, manco a dirlo, dai capoccia dei sindacati. Tra gli altri spuntarono i nomi di Savino Pezzotta, ex segretario generale della Cisl, Nino Sorgi, ex segretario della Slp-Cisl (lavoratori delle poste) e Mario Petitto, l’attuale numero uno.
    Del resto basta risalire ai giorni nostri per avere l’ultimo esempio: la partita sull’Ici. La Cisl (ma lo stesso vale anche per Cgil e Uil) non paga l’imposta sulle sue circa 5mila sedi. Lo prevede il decreto legislativo 504 del dicembre ’92 in riferimento: «agli immobili degli enti non commerciali destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive». E infatti Bonanni non si è fatto problemi a ritrovare l’unità con la Cgil per scioperare contro la manovra del governo Monti che reintroduceva l’Ici sulle prime case. Avrà pensato: meglio portarsi avanti, hai visto mai che un domani dovesse toccare pure a noi.

    Ignoravo molto di quello che ho letto ed allego ma qui altro che asini , gallinacei vari questi sono peggio dei peggiori mafiosi

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  14. e diciamo pure che padre Treu sta a fare il presidente del cnel e che continuano ad albergare nel cnel e in diversi cda luminari della cisl…una raccolta firme contro la legge mosca perché non farla partire da questo blog?

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    1. All’ anonimo di ieri 2 gennaio delle 14.06.
      La tua proposta non troverà nessun seguito perchè i cislini beneficati dalla legge Mosca sono molti di più di quanto si dica e sono imboscati anche tra i santi moralisti dalla doppia coscienza, quella che assolve se stessi e giudica e condanna sempre gli altri.

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  15. anonimo informato · Edit

    io me li ricordo i due a braccetto al Congresso di una categoria del 2013 e ricordo anche di cosa parlavano al bar dove si erano ritrovati da soli e poi con l’uscente segretario di categoria poi premiato con un incarico tecnico di prestigio.
    Parlavano di posti, di componenti di segreteria, di segretario aggiunto e di tempi di uscita del bonanni.
    Il petteni era d’accardo su tutto purché diceva io sia dentro.
    Alla settimana sociale davanti al monsignore Vincenzi e altri in due gli abbiamo rinfacciato(dopo la sua relazione grintosa sul welfare) le SUE PAGHE E DEI SUI COMPAGNI E IL CONFLITTO DI INTERESSE PER ESSERE IN SOCIETA’ CON ALETHEIA BROKER CON UN GROSSO GRUPPO ASSICURATIVO.
    VI ASSICURO CHE NON è RIUSCITO A PARLARE ED E’ DIVENTATO PAONAZZO CON UN MOMENTO DI GRANDE DISAGIO PER LUI E LO STAFF CISL.
    Dobbiamo inseguirli e sputtanarli nei convegni, incontri, tavole rotonde ecc.

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  16. Qualcuno diceva….
    Perché andare a elezioni adesso?
    Il pd potrebbe commissariare il il Senato e la camera dei deputati, poi le articolazioni funzionali di camera e Senato.
    Andare ad elezioni per alzata di mano tra gli scelti del PD con i loro commissari.
    Eleggere commissari ed amici degli amici.
    Tutto come successo in Cisl.
    Gli è l avrebbero fatto fare?
    Qualcuno avrebbe Sindacato?
    Da noi no, perché?
    forse dovremmo capacitarci del fatto di aver svenduto diritti, libertà, eguaglianza,amicizie,colleghi,persone capaci e virtuose,intere federazioni ….. Ecc…..solo per un pugno di denari, due contributi ed una scrivania.
    La forza va contrastata con la forza. La difesa deve essere proporzionata all ‘offesa altrimenti resta nulla.

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  17. Condivido quanto detto dall’anonimo delle 20.51. La difesa deve controbilanciare l’offesa. Ed è una offesa duplice: prima alla stessa Cisl ed alla sua storia e poi alle persone oneste che passano per stupidi al cospetto di delinquenti.
    È difficile contrastarli? Io non penso lo sia così tanto. Bisogna usare le leve giuste. Gli impianti di comodo, dispotici e autoritari si smantellano con i mezzi che più feriscono, anche se non sono cruenti. Stampa, riunioni pubbliche, contrasto capillare di ogni sopruso e di ogni violazione dello Statuto e del Regolamento.
    Certo non è nemmeno semplice. Basti pensare che ormai sono diventati una teocrazia con parenti assunti nei servizi, segretari generali assunti dalla confederazione, ex segretari generali ora Probiviri con pensione cisl (visto che prima erano dipendenti), con molti proni schiavi dalle schiene ricurve per i contributi aggiuntivi e le indennità di carica, oltre ovviamente ai rimborsi forfettari da camionisti europei. Questi sono la vera piaga. Il cancro ha metastasi e linfonodi dappertutto. La soluzione è la morte di tale associazione a delinquere. La autodistruzione del sistema, l’implosione meditata e voluta, il fuoco purificatore. Nessuno di noi ha rancore, non ne hanno le molte persone con le quali ancora mi confronto. Qui non è questione di salvare il salvabile. La cernita sarebbe troppo lunga e perigliosa e con il rischio di cambi di casacca per le solite convenienze. Bisogna invece pensare ad una cisl diversa, snella, corta, democratica. Quella democrazia che prevede la partecipazione effettiva. I voti veri. Poche sedie comode e molti operatori accanto ai lavoratori. Perché ogni sindacalista deve essere un lavoratore, non un dipendente della cisl.
    Se saremo in tanti ad usare il nostro potere mediatico anche esterno con la diffusione delle prove che ciascuno di noi ha nel cassetto, partendo dai segretari di federazioni o confederazioni territoriali o regionali, dagli sprechi delle confederazioni regionali, dalla inutilità delle politiche e dal peso della loro competenza ai tavoli. Queste le cose semplici. Ma denunciando anche le violazioni economiche e di bilancio o di iscritti falsi dichiarati.
    Mi chiedo, ma se nella mia federazione, in molte strutture non è rimasto nemmeno un iscritto, come fa il nuovo segretario nominato, a dichiarare che gli iscritti “grazie a Dio”aumentano?
    Forse cita Dio perché Gesù cristo ha fatto la moltiplicazione delle tessere in nostra assenza!
    Ma ora non si mandano ispezioni per commissariare i commissariatori. Ora non valgono più le stesse regole di prima. E questo è da magistratura.
    Non lasciamo il campo a chi ha solo a cuore la sedia e la tasca.
    La cisl è di chi la ama ed è per questo che tocca a noi difenderla e riformarla per prevenire il verificarsi di nuove calate di delinquenti.

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  18. Siamoun gruppo di cislini ed ex cislini incavolati neri per come siamo rappresentati:
    CONTRATTO SCUOLA GLI 85 EURO RESTANO UN MIRAGGIO. NO AI BONUS 107 IN CONTRATTAZIONE: LA LEGGE NON LO PREVEDE
    la richiesta, caldeggiata da alcuni sindacati rappresentativi, di trasferire i bonus previsti dalla Legge 107/2015, relativi al merito annuale e all’aggiornamento professionale, si traduce in un loro auspicio (peraltro molto discutibile, visto che i 500 euro annui oggi netti si dimezzerebbero per via della tassazione) lontano dal compiersi: l’Aran, attraverso il suo presidente Sergio Gasparrini, ha spiegato che non si può superare per via contrattuale una norma di legge, approvata da entrambi i rami del Parlamento, attraverso un accordo contrattuale e pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Peraltro, a questo proposito non vi è alcun riferimento nell’Atto di Indirizzo, prologo del rinnovo del Ccnl, sottoscritto con gli stessi sindacati qualche mese fa.
    Per Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – i sindacati rappresentativi sono vittime di loro stessi. Prima sottoscrivono, suonando la fanfara, accordi preliminari senza la dovuta accortezza. Poi, a distanza di tempo, prendono le distanze da quei documenti, rivendicando punti sino a quel momento non trattati ma evidentemente sollecitati dalla base, da chi vive la scuola tutti i giorni e conosce da vicino quali sono le necessità da includere in un contratto finalmente adeguato alla categoria”.
    Si deve ripartire dallo sblocco dell’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale che garantisce prospettive di aumento del 4,26% dal 2016.
    un gruppo di docenti di un ISS e di un IC cislimi ed ex che aderiscono allo sciopero dell’8 gennaio prossimo

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  19. CHE I SINDACATI NON CONTASSERO PIU’ NIENTE LO SI SOSPETTAVA OGGI INVECE SONO LORO STESSI AD AMMETTERLO
    Purtroppo, come preannunciato dai sindacati scuola meno venduti, l’aumento stipendiale non arriverà nemmeno agli 85 euro promessi dal Governo”. È quanto afferma Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, al termine dell’incontro tra Aran e sindacati per il rinnovo del contratto della scuola.
    “Si parla di un aumento medio che andrà applicato in percentuale nell’ordine del 3,48 per cento, come indicato dal Mef nelle linee guida sul nuovo meccanismo di incrementi stipendiali per tutto il comparto della Pubblica amministrazione. Un lieve incremento per il settore scuola ci sarà, dovuto alla diversa decorrenza del contratto, ma sarà garantito soltanto per il 2018. Per quanto riguarda la richiesta di riportare nel perimetro della contrattazione le risorse stanziate nella legge 107, a cominciare dal ‘bonus merito’ e dalla card di aggiornamento docente, l’Aran rimanda la decisione al Miur”.
    “Anche per quanto concerne le relazioni sindacali Di Meglio ha dichiarato che – la contrattazione si muoverà Nel solco di quanto stabilito per le Funzioni Centrali: non c’è spazio, dunque, per la reintroduzione dell’articolo 6 ma viene semplicemente introdotto il confronto con i sindacati che, di fatto, non rappresenta alcun vincolo per l’Amministrazione”. I GIOVANI SINDACALISTI COSI’ BRAVI A GENUFLETTERSI E VENDERSI FORSE NEANCHE SANNO LA PORTATA DI QUEST’ULTIMA PRECISAZIONE E LE LOTTE FATTE DAI LORO ANTENATI PER PORTARE LE PARTI ALLO STESSO LIVELLO.
    Dalla terra dei pupi con dolore e rammarico

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  20. Possiamo chiaccherare finché vogliamo ma bisogna spiegare perché il ruolo dell’insegnante in Italia è sempre stato poco valutato. Lo sapete che in Svizzera un insegnante elementare al termine della sua carriera arriva a percepire 8.400 franchi al mese? Perché nel mondo tedesco gli stipendi degli insegnanti sono molto più elevati che in Italia? Forse il sindacato dovrebbe fare qualche riflessione.
    P. S.: NON SONO UN INSEGNANTE. Ho abbandonato questa professione a 26 anni per non morire di fame!

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