«Nessuna irregolarità»

Le pagine di cronaca lucana del quotidiano Il Roma si occupano di vicende congressuali Cisl. In particolare di un congresso regionale della Fp che, a quanto scrive una lettera pubblicata oggi e firmata “un iscritto Cisl Fp Basilicata” sarebbe stato sospeso a scrutinio ancora aperto per essere ripreso nove giorni dopo, con la proclamazione di risultati oggetto di un ricorso liquidato con la formula «nessuna irregolarità».

Una risposta che ricorda quella del segretario della Filca, l’ottimo Turri: a domanda delle Iene se sia conforme al codice etico che la cassa edile di Napoli abbia assunto i figli di dirigenti Cisl, lui ha osservato che nel codice non c’è scritto “i figli dei sindacalisti Cisl non possono essere assunti negli anti bilaterali”. Il che è anche vero, ma contemporaneamente è la prova che il “codice etico …” non vale la carta sul quale è stato scritto.

Ma torniamo al congresso regionale Fp della Basilicata, che forse potrebbe entrare nella storia accanto a quello del “voto telefonico” della Fiba trentina nel 2013, visto che, se il giornale scrive il vero, lo scrutinio di novanta schede è durato 9 giorni. Il che vuol dire una media di dieci al giorno, ovvero una ogni due ore e qualcosa.

E con questi parametri vanno dalla Madia a confrontarsi sull’efficienza della pubblica amministrazione?

Di seguito riportiamo la lettera pubblicata dal Roma ed un articolo sulla vicenda, offrendo ampio spazio a chiunque abbia da correggere, smentire o commentare alcunché.

il9marzo.it

Spettabile Redazione,
sono un iscritto della Cisl Fp di Basilicata, iscritto storico oramai, data la mia non più giovane età. Ho sempre espresso per il mio sindacato un forte senso di appartenenza e non posso, quindi, non provare profonda amarezza e preoccupazione per la china che la Cisl di Basilicata ha oramai intrapreso da un po’ di tempo a
questa parte, china della quale l’episodio riportato nell’articolo uscito sull’edizione del l dicembre del vostro giornale è solo un tristissimo, eloquente esempio, ma forse solo l’ultimo in ordine cronologico.
Andando a ritroso, qualche mese prima, infatti, ad aprile, si era svolto il Congresso regionale della Cis! Fp di Basilicata, cioè della federazione che rappresenta il pubblico impiego e alla quale, come dicevo, sono fedelmente iscritto da tempo immemore. Ho preso parte al Congresso in veste di delegato, cioè di avente diritto al voto per l’elezione degli organismi direttivi della federazione lucana, insieme a circa una novantina di altri delegati e votanti.
Dopo i saluti, gli interventi ed le altre formalità,a pomeriggio già inoltrato, abbiamo finalmente votato per i 60 componenti del Consiglio, che è o dovrebbe essere, il condizionale è d’obbligo, il massimo organo di democrazia interna, a cui spetta l’elezione dei vertici politici della federazione. Lo scrutinio delle schede votate è iniziato intorno alle 17,00. Parliamo dello spoglio di sole 90 schede circa che si è svolto in maniera del tutto riservata e che si è protratto inspiegabilmente fino a tarda serata, quando molti di noi, oramai stanchi e forse anche un po’ passivamente disinteressati, avevano abbandonato il luogo del Congresso per fare rientro a casa.
Ebbene, l’esito quasi notturno di quello scrutinio interminabile è stato sorprendente: il Presidente del Congresso,  infatti, l’allora segretario della Cisl di Basilicata Nino Falotico, adducendo come motivo la risultanza di alcuni ex aequo e l’impossibilità di trovare una soluzione al momento, ha sospeso il Congresso, praticamente in pieno spoglio, senza proclamare gli eletti e senza indicare i candidati risultati ex aequo, e lo ha rinviato ad un aggiornamento a breve termine. Aggiornamento che nei fatti è avvenuto a ben dieci giorni di distanza, per la proclamazione di “eletti” che erano più che altro tutti consiglieri uscenti riconfermati e· che a loro volta hanno votato per la riconferma di quasi tutti i vertici della federazione!
Dove e da chi fossero state conservate in quei dieci giorni le schede votate non è dato sapere. Quali fossero i candidati risultati ex aequo e quelli eletti nella prima seduta, anche se non proclamati, nemmeno. Perché non potesse decidersi degli ex aequo al momento (visto che in questi casi vige il principio dell’anzianità di iscrizione) men che meno. E perché, ancora, attendere tutti quei giorni per una verifica cronologica così banale e per riconvocare un Congresso che, di fatto, si è caratterizzato per un evento che a mia memoria è unico nella storia di questo sindacato: l’interruzione immotivata di un democratico esercizio di voto.
Lascio a voi e ai vostri lettori il compito di leggere fra le righe dei dubbi che ho sollevato e ai quali, sono certo, riuscirete a dare la giusta interpretazione (non è molto difficile) e le giuste risposte, sottolineando solo quella
che è la chiave di lettura: la discesa a picco della Cisl verso un vuoto di democrazia e di trasparenzae
la tendenza sempre più sfacciata orami a mantenere inalterati gli equilibri interni, le postazioni di comando e, con queste, la gestione delle risorse del sindacato.
Per evitare ritorsioni, perché anche questo è Cisl ultimamente, sono costretto a mantenermi nell’anonimato, ma di quello che vi ho raccontato c’è chi sarebbe disposto a metterei la firma e la faccia.
Ossequiosi saluti
Un iscritto Cisl Fp Basilicata

In Commissione elettorale la compagna del rieletto segretario Pino Bollettino

TITO. Il caso era stato denunciato e chiuso in poco tempo. Tutto all’interno dell’organizzazione sindacale. L’unico ricorso arrivato fu liquidato con un laconico «nessuna irregolarità». Ma aleggiano a tutt’oggi sospetti sul corretto svolgimento delle elezioni del quinto Congresso della Cisl Fp di Basilicata. La prima su tutte, la quale è già indicativa delle singolarità che hanno caratterizzato le votazioni, è che la citata elezione è durata ben nove giorni (cominciata il 10 aprile scorso, si è conclusa il giorno 19 dello stesso mese).
Questa è solo una delle molteplici stranezze segnalateci dal tenace e combattivo iscritto che vuole andare fino in fondo. Non può, poi, non imporsi all’attenzione un secondo dato. La Commissione elettorale, dedita alle operazioni di scrutinio, era composta nella circostanza da tre membri. Due dei quali avevano o potevano avere un certo coinvolgimento nel suffragio. La prima era l’allora compagna del segreterio generale uscente della Cils Fp di Basilicata, Pino Bollettino. Uscente solo prima del conteggio delle preferenze. Perchè, a distanza di più di una settimana dal voto, lo stesso è stato riconfermato. Un altro componente della Commissione, invece, aveva la moglie candidata. La quale, come per Bollettino, è stata anche lei eletta. Parrebbe avesse mire a rivestire come coordinatrice dei beni culturali. Ma questa è un’altra storia. Sembrerebbe che la maggioranza degli iscritti al sindacato abbia chiesto di poter eleggere il coordinatore dei beni culturali, ma che a oltre sei mesi ciò non sia
stato ancora fatto. Il dato, per il momento di interesse, è che è stata eletta nel Consiglio.
Stando così le cose due terzi della Commisione che deve, in teoria, essere un organismo di garanzia e assolutamente neutro avevano dei legami stretti con due candidati. Uno dei quali, Bolletino, aspirante
alla massima carica.
Cosa è successo quel 10 aprile scorso? I novanta delegati al Congresso, riunitisi hanno poi «proseguito alla votazione, per l’elezione dei 60 componenti del Consiglio Generale». Secondo i testimoni,
lo spoglio è avvenuto a porte chiuse. Lo stesso, da come denunciato, è stato interrotto e sospeso alle 23.30 perchè su 60 consiglieri eleggibili, per il 60 seggio risulatavano degli ex aequo. L’aggiornamento “ad horas” è poi avvenuto il 19.
La sorpresa alla riapertura delle operazioni è che non c’erano ex aequo per l’ultimo posto. Sembra che non ci sia traccia attestante chi fossero i 59 risultanti già eletti il 10 e chi i 4 in parità. Non è una cosa di poco conto. Perché la questione apre una serie di enigmi sulle procedure, elettorali e non, che la Cis! attua. Da quanto appreso da fonti interne al sindacato, l’organizzazione non è dotata di norme per protocollare i verbali. I quali, in linea ipotetica, possono in tal modo essere stilati in una certa data e poi tranquillamente retrodatati. Ciò perchè
nel mentre della competizione, fino al 19 e oltre, se dei verbali c’erano, lo sanno solo i tre membri della Commissione. In quanto le comunicazioni erano per via orale. I resoconti scritti sarebbero emersi dopo circa un mese, verso metà maggio.
Sopratutto non può sfuggire un particolare: chi è che certifica il corretto svolgimento di tutte le operazioni di voto? La Commissione elettorale. Composta, nel caso di specie, da quei due terzi di cui sopra. Sarà stato tutto giusto, tutto corretto, chissà. Le modalità però meriterebbero chiarezza.

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7 Commenti - Scrivi un commento

  1. RATICAMENTE PIIU’ CHE DI CONGRESSO SI E’ TRATTATO DI UNA PARODIA, O FORSE SAREBBE PIU’ ESATTO PARLARE DI SCENEGGIATA.
    SE LA COSA PUO’ LENIRE LA MERAVIGLIA E IL DISPIACERE DELL’AMICO LUCANO LO TRANQUILLIZZO CONFERMANDOGLI CHE L’ESPERIENZA DA LUI VISSUTA E’ DIVENTATA NORMALITA’ DA UN BEL PO'; ALMENO DALL’ARRIVO DI BONANNI QUANDO HANNO BUTTATO LA MASCHERA DIVENTANDO SFACCIATI; PRIMA SE NON ALTRO C’ERA ANCORA UN PO’ DI PUDORE DOPO SOLO ARROGANZA E PREPOTENZA.
    Per la riabilitazione di Fausto e la scacciata dei mercanti dal tempio

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  2. Che dire stranezze di questo genere pullulano anche in Piemonte. Chi ha partecipato ai diversi congressi, oltre a rilevare una partecipazione sotto la media dei congressi precedenti ciò che si è fatto notare maggiormente è stata l’incapacità di svolgere lo scrutinio in tempi ragionevoli. Tra le tante curiosità anche la FIT Piemontese pare abbia rinviato di quasi una ventina di giorni l’elezione dei componenti della Segreteria. Una cosa è certa in cisl hanno tutti una grande difficoltà a far quadrare i conti colpa, forse, di un pallottoliere che impone schemi molto rigidi per definire i vertici.

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  3. senza dimenticarci della segreteria arcobaleno della fp Toscana, dove le femminucce non esistono, ci sono solo i maschietti, addestrati a dire sempre si al nuovo padrone.

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  4. Bruno della Calce · Edit

    Quando le vicende di una organizzazione approdano al lido dei palazzi di giustizia significa che si è usciti dalle regole comuni e non c’è altra prospettiva che la strada giudiziaria. Abbiamo assistito alla espulsione fatta con la solerzia tipica di organi decaduti in un clima generale di decadenza. Una strada certo non facile quella giudiziaria ma che nel nostro Paese è segnale del disfacimento del tessuto democratico. Un Paese dove pure nel sindacato alberga l’arroganza tipica e sbrigativa di altri soggetti della politica in evidente crisi di consenso e… conseguente panico. Oggi più che mai appare sbagliato il tempo e il modo. Chi ha conosciuto e conosce Daniela e penso a sindacalisti di altre organizzazioni ancor oggi non si capacitano. Ciò che è stato fatto è insomma un pasticcio incredibile per imporre una linea e una scelta di far nominati non eletti come accaduto in Piemonte e senza ragionare sugli effetti e su tantissimi iscritti che fino a qualche settimana prima pure avevano condiviso a pieno un bel percorso in piena autonomia di categoria. Comprensibile che poi si tende per taluni a sperare di archiviare e far finta di nulla. È tipico di questo Paese dove la frettolosa, ripetitiva e stantia linea scelta per liquidare una vicenda che mette a nudo la crisi di un sistema e toglierla dai riflettori delle notizie appare in tutta la sua sconcertante evidenza. Prima o poi ci si rivede, cosa dire? questo non è un Paese grande….e purtroppo per alcune vicende nemmeno un grande Paese. Nessun rimpianto. Nella cisl di questo infausto biennio nemmeno la batosta del referendum perso nonostante gli ammiccamenti notati qualche anno fa per spiegare pure la Costituzione in chiave “evolutiva “ sembra aver insegnato qualcosa. La tragedia del consenso che cala e della autolegittimazione continua, prosegue come se nulla fosse. In situazioni come queste non serve equilibrio e nemmeno cautela, ma esser radicali, andare sino in fondo e confermare l’unico appello. Insubordinazione totale per riprendersi autonomia di categorie e rifondazione totale della democrazia associativa e regole nuove.

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