Lettera mantovana

Anche se da un po’ di tempo avevamo trascurato di raccontarla, la battaglia aperta nella Fai “assedelpò”, ovvero Cremona più Mantova va avanti. E la componente mantovana, falcidiata da “Ivan il terribile” Zaffanelli a colpi di revoche di distacchi e giochi congressuali mantiene una ammirevole vitalità. L’ultimo segnale è una lettera, pubblicata il 24 novembre sulla Gazzetta di Mantova, nella quale diciannove esponenti della Fai ribadiscono il loro giudizio, parlano di un sindacato “privo di dialettica e senza visione”, e annunciano nuove iniziative nei prossimi mesi.

Una lettera che ci piace rilanciare, perché “prender parola” è la cosa migliore che possa fare chi ritiene di trovarsi di fronte al decadimento dell’organizzazione.

il9marzo.it

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A distanza di qualche mese riteniamo come iscritti, ex-iscritti e simpatizzanti Cisl, di riprendere la vicenda paradossale dei due sindacalisti mantovani allontanati dalla Federazione del settore agroalimentare della Cisl Asse del Po Cremona-Mantova.

I vertici della Federazione, con la compiacenza e il silenzio dei dirigenti della Cisl a tutti i livelli, a partire dall’Unione Cremona-Mantova. hanno deciso di togliere il distacco ovvero di licenziare Andrea Maffezzoni e Marco Pirovano.

Un primo paradosso è che gli stessi vertici affermano che sono stati due sindacalisti che hanno ben operato sul territorio, che non esistono accuse e motivi di ordine morale e tanto meno penale, di scarso impegno o di aver contrastato la Federazione e la Cisl. Pare che il loro peccato originale che giustifica apparentemente tale decisione, sia stato quello di aver espresso solidarietà all’operatore Fai-Cisl Roberto Bonfatti. anch’esso licenziato artificiosamente. Ma vi è un secondo paradosso. in una Fai-Asse del Po occupata da pensionati e pensionandi vengono scartate risorse che in prospettiva avrebbero potuto ricoprire ruoli di responsabilità nella stessa Fai e nella Cisl territoriale in virtù delle capacità dimostrate e della loro seria formazione umana e sindacale. Vi è poi un terzo paradosso, ovvero che gli operatori siano stati allontanati per aver osato chiedere confronto e collegialità, penalizzandoli per la loro dialettica costruttiva e propositiva. E tutto si è consumato applicando le regole a proprio uso e consumo, con amicizie utili e appoggi in alto e in basso. facendo approvare il proprio operato in modo apparentemente democratico, ignorando anche quelle regole che pur consentono di rimediare ai guasti procurati. Mentre gli operatori sindacali e i delegati aziendali che hanno coraggiosamente espresso apertamente un pensiero critico e denunciate scelte antisindacali sono stati emarginati, i vertici si concedono l’imbarazzante silenzio dei colpevoli e dell’indifferenza in attesa che, alla lunga, si dimentichi lo sfregio portato alle persone e al sindacato e si perda la voglia di militarvi attivamente.

Noi non intendiamo tacere, né avallare l’affermarsi di questo modello di sindacato diseducativo, privo di dialettica e senza visione, dove tutto si addomestica per tenere in piedi mediocrità e rendite personali.

Nessuno pensi che la Cisl, sostenuta ogni giorno da migliaia di sindacalisti a tempo pieno e da rappresentanti sui luoghi di lavoro, possa essere svilita da alcuni dirigenti inadeguati. Chiediamo uno scatto d’orgoglio a quanti insieme a noi desiderano recuperare al più presto quelle idealità e quella dignità che appartengono ad un vero sindacato libero e democratico. Per perseguire ciò stiamo predisponendo una serie di iniziative aperte nei prossimi mesi.

ARTONI BONFATTI BOTTOLI BRAGA CELLAMARO CERESOLA D’ANETRA FORTUNATO LANER LANZAROTTO MAFFEZZONI MARCONI MARINONI PALAGIANO PASETTI POLI SCAVAZZA SALVATORE PERCONTI

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4 Commenti - Scrivi un commento

  1. Bella testimonianza di una federazione sindacale che anche nel territorio non sente più la voce dei lavoratori nonostante che quì l’orecchio dovrebbe essere più vicino alla terra. Ma l’ego dei capi arrivati per grazia di altri capi ha ormai trasformato una organizzazione di natura democratica come la cisl in una dittatura con i suoi federali e podestà. Per il dittatorello Ivan è importante cogliere il frutto, e mangiarlo, anche a costo di sradicare l’albero. Ora bisogna chiederci se la lezione di Fausto Scandola di rimanere e lottare nel sindacato è ancora valida o se occorre pensare ad altro

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  2. Occorre pensare ad altro!!! La CISL e le categorie non vivono i lavoratori non hanno la S maiuscola per Servire gli iscritti ma per Servirsene… quindi scappare via forse è l’unica soluzione…

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  3. Sembra che in Fai esistano ancora (per ora solo al Nord) dei vivi che non accettano la morte narcotizzata e lottano a viso aperto.
    Mantova è soltanto l’ultimo esempio di un massacro di cui dovrà rendere conto la coscienza di tanti morti, finti viventi.
    Zaffanelli detto zolfanello non ha mai dimostrato di essere un uomo autorevole. L’arroganza e il disprezzo per chi osa pensare sono sempre state sue prerogative.
    Per questo piace molto a Roma e al regionale Fai Lombardia fin quando farà comodo. Ma la responsabilità di tutto questo è di quella folle riforma voluta da Bonanni, pretesa dai segretari delle Unioni Territoriali e Regionali, sostenuta dalla FNP soltanto per motivi di potere organizzativo ed economico.
    Da lì è iniziato il disastro con la modifica della natura della Cisl confederazione di liberi sindacati.
    LODI CREMONA MANTOVA: un minestrone indigesto voluto da chi non conosce la storia della Cisl e se ne fotte della tutela degli iscritti e di una efficiente opera di proselitismo. Onore a Lodi per essersi liberata dalla palude.
    E intanto la Fai perde iscritti in agricoltura, nella industria e nei Consorzi di Bonifica nella pesca e nelle Associazioni Allevatori, è una frana dovunque.
    Mentre Mantegazza guadagna ogni giorno iscritti e dirigenti, in Fai e in via Po si raccontano bugie e nelle province abbondano piccoli esseri capaci soltanto di nulla.

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  4. Caro rosso di sera la tua disamina è molto lucida e coerente con le cose che stanno succedendo in Fai e in cisl in questo momento. Speriamo che qualche altro dirigente non paghi il prezzo del potere e del successo personale contro tutto e tutti… la CISL chiaramente come espressione sindacale non ha colpe sono le persone che la “gestiscono” in questo momento che andrebbero cancellate dalla storia della confederazione…

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