La Bce, l’Fmi, l’Ig Metall, la CSI … e la Cisl?

Meno male che Savino Pezzotta non obbedisce all’intimazione di chi, qualche tempo fa, gli disse che doveva stare zitto! Lui invece parla, e manda avanti una meritoria campagna di informazione per cercare di ricordare ai sindacati italiani che è l’ora di tornare ad occuparsi delle retribuzioni di chi vive del lavoro. Perché è giusto farlo nei confronti di chi paga i contributi, ed è nell’interesse di tutti sostenere la ripresa con un adeguato livello della domanda.

Dopo aver ricordato nei giorni scorsi, anche su questo sito, che la pressante sollecitazione ai sindacati a svegliarsi e chiedere aumenti adeguati era venuta da Draghi e Cottarelli (cioè dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario internazionale), sul suo blog Pezzotta è intervenuto ancora due volte con interventi che abbiamo ripreso anche sul “secondo 9 marzo”. Prima per sottolineare che l’Ig Metall in Germania (una federazione che iscrive tanti lavoratori attivi quanto quasi tutta la Cisl) chiederà aumenti del 6 per cento e la possibilità per ogni lavoratore di chiedere una riduzione d’orario settimanale fino a 28 ore. E poi per riprendere l’intervento di Sharan Burrow, segretario generale della Confederazione sindacale internazionale, che ha sottolineato la necessità di invertire la tendenza alla caduta della quota del reddito destinata alle lavoratrici e ai lavoratori, per fermare la crescita della disuguaglianza e per aumentare la domanda globale, necessaria per sostenere la ripresa economica.

Parole sante. Solo che alla Cisl queste cose non fanno alcuna impressione. Anche in questo la gestione della signora Anna Maria è in piena continuità con quella del suo predecessore, che non ha mai tenuto in alcun conto la dimensione internazionale dell’azione sindacale. E allora chi se ne importa di cosa dice la Bce o il Fondo monetario, di cosa fa l’Ig Metall, o della direzione in cui si muovono i sindacati del mondo! A Via Po 21 ci sono tanti vetri da lucidare, tanti commissariamenti da fare, tanti amici da piazzare e nemici da togliere di mezzo, tanti inciuci da fare; non è che si perde tempo a guardare cosa succede nel mondo!

E poi, se possiamo essere un po’ maligni, non è che, per caso, in Italia si lascia perdere la questione salariale perché si preferisce, ad esempio, destinare le risorse a disposizione nei contratti al welfare aziendale o ad altri servizi invece che mettere i soldi in mano ai lavoratori e lasciare che li possano spendere come preferiscono?

Si dirà che i servizi sono comunque una maniera di sostenere il reddito delle famiglie; e la cosa può essere vera, ma solo fino ad un certo punto. Perché se i servizi poi servono a creare consigli di amministrazione, incarichi vari e posti di lavoro per persone care a vario titolo ai sindacalisti, allora viene il dubbio che il disinteresse per la questione retributiva nasce anche da questo.

Perché mettere direttamente i soldi in mano ai lavoratori senza farli passare a chi li amministra in una fase di passaggio (e si sa che “chi amministra ha minestra”) sgonfierebbe tante rendite di posizione.

Sarà mica anche per questo che a Via Po 21 qualcuno si infastidisce quando Savino parla di questione retributiva?

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7 Commenti - Scrivi un commento

  1. Ho conosciuto da poco questo blog consigliatomi da amici ex cislini e devo dire che per ora è l’unica fonte (in un quadro confederale divenuto desolante) che parla ancora un linguaggio comprensibile dai lavoratori e avanza proposte chiare e semplici al punto da diventare fumo negli occhi per gli oligarchi che pensano solo a fare soldi alle spalle degli sfortunati lavoratori.
    Mi sono spinto a scrivere perché ho letto, in questa presentazione degli ultimi interventi di Savino una santa verità che spiega molto bene l’opposizione della cisl al reddito di cittadinanza o comunque lo si voglia chiamare. Il gestore , a mio avviso ha fatto centro pieno quando esprime la preoccupazione che l’insistenza con la quale il sindacato propone sempre enti bilaterali, ed altre forme ci cogestione ha una sua motivazione che non è per niente nobile come vogliono far credere perché serve solo a ridurre pesantemente i fondi destinati ai lavoratori per sostenere tutta la struttura che burocraticamente deve essere attivata cosa che alla confederazione fa molto comodo per almeno due motivi che abbiamo scoperto in questi ultimi anni. Uno economico per retribuire tutti i componenti e l’altro di potere all’interno del sindacato perché come abbiamo visto i nominati diventano tutti mansueti cagnolini governabili con uno schiocco delle dita.
    Capite dove arriva l’infamia di questi farabutti vendono il loro operato come bene dei lavoratori quando in realtà pensano solo ed esclusivamente al loro bene e alle loro tasche.
    E’ questo il vero motivo perché si accaniscono contro il reddito di cittadinanza cosa che invece come i fatti dimostrano funziona molto bene nei paesi dove è stato introdotto. IE’ PER QUESTO CHE RINGRAZIO ANCORA UNA VOLTA QUESTO BLOG HA RESO COMPRENSIBILE ANCHE A ME SEMIANALFABETA UNA TRUFFA CHE INTUIVO MA NON RIUSCIVO A SPIEGARE. ORA TUTTO MI E’ CHIARO. GRAZIE ANCORA E CONTINUATE CON LA VOSTRA PRESENZA E OPERA CHE E’ DAVVERO MERITORIA E VALLE MILLE VOLTE DI PIU” DELLE PORCATE E TRUFFE CHE LA PORTALETTERE E LA SUA SCHIERA DI COMMISSARI INFLIGGE AI RESTI DI QUELLA CHE FU LA GLORIOSA CISL..
    UN SINCERO RICONOSCENTE

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  2. Nel dibattito che da qualche anno è in corso nel nostro Paese sui temi dello sviluppo economico, dell’occupazione e della disoccupazione, del rapporto tra automazione e livelli occupazionali, dell’industria 4.0, solo tre dei così detti “esperti”, Pierre Carniti, Savino Pezzotta e Nicola Cacace, hanno sostenuto, e sostengono, l’opportunità, per le Organizzazioni Sindacali CGIL, CISL e UIL, le forze politiche e le istituzioni governative e parlamentari, di prendere in considerazione, tra le altre misure necessarie e possibili per affrontare e risolvere questi problemi, anche la riduzione dell’orario di lavoro, cioè la distribuzione del lavoro che c’è tra il maggior numero possibile di persone.
    Considerate le decisioni che intende assumere il sindacato dei metalmeccanici tedeschi, l’IG METAL, auspico che CGIL CISL e UIL mostrino grande attenzione e interesse al tema della riduzione dell’orario di lavoro e ne facciano, anche per tutte le ragioni e i temi connessi e indotti, la priorità della loro iniziativa.
    Mi auguro anzitutto che queste capacità le sappia manifestare la CISL, sia perché due suoi ex Segretari Generali sono tra i promotori di questo dibattito, sia per ricuperare l’occasione persa nel dibattito congressuale dello scorso luglio che non ha dedicato, così appare nei documenti conclusivi approvati dal Congresso, nessuna attenzione e nessun accenno a questo tema che era, è e resterà centrale e determinante per i problemi dell’oggi e del prossimo futuro non solo dei lavoratori che la CISL, assieme a CGIL e UIL, rappresenta, ma del nostro Paese e dell’Europa.

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  3. La proposta della riduzione orario lavoro proposta dal sindacato tedesco e riportataci da Savino sarebbe un ottimo spunto di riflessione oltreché una svolta per le famiglie. Ma la Cisl tace, Cgil adesso mostra i muscoli perché inizia la campagna elettorale, la Uil… lasciamo perdere. … Tabula rasa nostra dirigenza ci vorrebbe e ripartire da zero, cioè dalla base che oggi conta proprio zero per.

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  4. Amici, prima di cominciare una qualunque discussione sull’assenza della Cisl dal dibattito sul da farsi, oggi, rispetto al disastro sociale che hanno tacitamente e colpevolmente permesso in cambio della concertazione ovvero, il depotenziamento del potere sindacale in cambio di privilegi e prebende che nel tempo sono servite a conquistare e consolidare il loro potere interno ed allontanare gli iscritti.
    Occorre tenere presente che i quattro scalzacani che governano oggi la Cisl non sono in grado di fare e proporre alcunché almeno per due motivi; uno perché i padroni che li pagano non lo permettono e l’altro perché finora hanno vissuto della rendita del lavoro fatto dai predecessori ma la pacchia è finita e il terreno gli frana sotto i piedi perché non sanno minimamente che pesci pigliare. E’ tutta gente asociale che manca dell’abc del sindacalista che vive con i lavoratori. No loro no, loro sono tanti marchesini del grillo e i lavoratori tanti signor nessuno;

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  5. Pensioni, l’età salirà nel 2019. Sindacati furiosi: patti non rispettati
    Niente soldi e l’innalzamento a 67 anni. Anche la previdenza per i giovani resta al palo
    Roma, 17 ottobre 2017 – «C’è una legge in vigore e la rispetteremo». Così Gentiloni chiude la porta al ventilato blocco o sospensione dell’aumento dell’età pensionabile e degli altri requisiti contributivi dal 2019. Pertanto a meno di colpi di scena in Parlamento, da quell’anno si potrà andare in pensione di vecchiaia solo con 67 anni di età, mentre per quella anticipata serviranno 42-43 anni di contribuzione
    Delusi e spiazzati i sindacati.
    «Voglio esprimere la preoccupazione – insiste la leader Cgil, Susanna Camusso – per la mancanza di risposte sulla previdenza. Serve un atto normativo che sospenda l’automatismo, ma allo stato attuale di questo non c’è traccia».
    «C’è bisogno – incalza il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo – di risposte significative sulla fase due della previdenza».
    Drastico il segretario dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti: «Con arroganza il governo non risponde ai problemi di milioni di persone e disattende gli impegni che si era preso per la seconda fase di confronto con i sindacati sulle pensioni. A questo punto non è più rinviabile una grande mobilitazione». 
    E la Cisl? Non ha niente da dire? O forse più probabilmente i giornali l’hanno già declassata a al terzo posto ratificando di fatto il sorpasso della UIL?
    Sorpasso che la marchesa del grillo non può palesare parlando dall’ultima posizione.

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  6. La Cisl è ormai presa da un manipolo di persone gestita come fosse casa loro. Ma qualche magistrato che ha ancora dei valori e che crede nella giustizia e nella democrazia lo troveremo

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