„Savino hat recht!“

In Germania è stato pubblicato da poco un rapporto sulla crescita economica a cura della fondazione Hans Boeckler, che è espressione della confederazione sindacale Dgb.

Secondo la sintesi della ricerca l’attuale crescita, che è cominciata nel 2013 e si prevede che continuerà nel prossimo anno, è diversa dalle altre fasi che si sono registrate in Germania dagli anni ’90 in poi, perché non è trascinata dalle esportazioni, cioè dalla competitività delle imprese ottenuta anche con la moderazione salariale, ma dal rafforzamento dei consumi privati. E la domanda interna è robusta grazie all’effetto contemporaneo dell’aumento delle retribuzioni e del numero delle persone occupate.

In poche parole, si tratta della conferma, nel paese più importante in Europa, della tesi di chi sostiene che per rafforzare la ripresa è bene sostenere una, ragionevole ma effettiva, crescita delle retribuzioni. In termini concreti e immediati. Una tesi che è la stessa sostenuta in Italia da Savino Pezzotta. Ed è diversa da quella sostenuta ancora in una recente intervista dal segretario generale della Cisl,  secondo la quale per aumentare le retribuzioni bisogna riformare il fisco e sostenere le imprese con agevolazioni. Cioè bisognerebbe aspettare la politica invece di agire sul piano sindacale con la contrattazione, e bisognerebbe continuare a sostenere l’offerta più che la domanda.

Per i tedeschi, evidentemente, fra i due „Savino hat recht“, è Savino che ha ragione.

E anche noi la pensiamo così.

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23 Commenti - Scrivi un commento

  1. NELLA VITA ESISTE UN TEMPO X STARE CALMI…..ZITTI…..X SOPPORTARE…… MA ESISTE ANCHE UN TEMPO X REAGIRE…..CAMBIARE…..E DIRE “ORA BASTA”. Non so se siete d’accordo io penso che è arrivato il momento che questi signori ma che dico signori è un parolone questi cialtroni pachino x tutte le infamie che stanno facendo.

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  2. Concordo, e tanto per ricordare di che pasta sono fatti QUESTI DELINQUENTI, rispondo alla domanda fatta su questo blog a chi chiedeva notizie sulla fine di Tre Re. Personalmente non ne avevo mai sentito parlare, informandomi su chi fosse ho scoperto che si tratta di colui che ha gestito lo IAL Cisl con i risultati che di tanto in tanto affiorano. Di seguito vi propongo la triste e miserabile storia dello Ial Abbruzzo ma amici bene informati mi dicono che : la Sicilia, il Piemonte, la Liguria Il lazio , il veneto e a seguire le altre non sono stato da meno anzi.
    TRUFFA IAL-CISL, PRESCRITTA ANCHE L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
    PESCARA. Verso la prescrizione, per tutti i reati, il processo sullo scandalo che ruota attorno allo Ial, l’ente di formazione della Cisl Abruzzo, fallito nel 2012 in seguito ad una serie di attività fraudolente che la Procura ha contestato ad ex amministratori ed ex dipendenti dell’ente, per fatti risalenti ad un periodo compreso tra il 2000 e il 2006.
    Per la stessa vicenda la Corte dei Conti, nell’aprile del 2014, ha condannato gli ex amministratori dello Ial Francesco Gizzi e Bruno Colombini, e gli ex dipendenti dell’ente Marco Michetti e Claudio Graziani, ad un risarcimento di 23 milioni e 700 mila euro nei confronti della Regione Abruzzo.
    Il procedimento penale viaggia su binari paralleli e chiama in causa complessivamente 14 persone, che devono rispondere di truffa aggravata e associazione a delinquere poiché, secondo l’accusa, avrebbero portato a compimento una serie di attività illecite, «per il conseguimento di finanziamenti ed erogazioni pubbliche in danno della Regione Abruzzo e della Comunità europea», ottenendo dalla Regione l’accreditamento all’istituzione di numerosi corsi.
    Il reato di truffa aggravata, però, risulta già prescritto, mentre per il reato di associazione per delinquere la prescrizione scatterà nel prossimo settembre. Per questa regione il tribunale collegiale di Pescara, ieri mattina, ha rinunciato a procedere con la fase istruttoria, che ieri prevedeva la deposizione di alcuni testimoni e ha aggiornato l’udienza al prossimo 25 ottobre: in quell’occasione verranno acquisiti gli atti di indagine e se ci saranno delle evidenze favorevoli all’assoluzione si procederà in tal senso, altrimenti scatterà la prescrizione.
    IL CASO SCOPPIATO NEL 2007
    Il caso dello Ial Cisl e del buco milionario scoppiò in Abruzzo nel 2007 mentre la regione stava attraversando altri due maxi scandali, quello della Sanità e quello della finanziaria Regionale. PrimaDaNoi.it raccolse per primo le denunce decine di segnalazione dei corsisti in attesa dei rimborsi mai arrivati.
    Il sindacato di lì a qualche mese scoprì che i bilanci dell’attività dei cinque anni precedenti, che apparentemente risultavano in pareggio, in realtà avevano un maxi buco. Dieci milioni di euro, si disse all’inizio, poi la cifra raddoppiò.
    E’ stato chiamato un commissario, giunto di corsa dalle Marche, per rifare i calcoli e che, dopo un primo riscontro, ha confermato che le casse dello Ial erano un colabrodo.
    Una storia lunga e travagliata che ha lasciato numerose vittime sul campo (per lo più persone comuni) è che ha il marchio di fabbrica dei più grandi scandali italiani e abruzzesi: grandi ruberie, controllori istituzionali distratti e uno sparuto manipolo di responsabili beccati con le mani nel sacco mentre lo scenario più vasto e complicato rimane inesplorato. Del resto gli imputati non hanno mai inteso collaborare con la giustizia…
    454 PROGETTI NEL MIRINO
    Il danno arrecato alla Regione per l’accreditamento di 454 progetti formativi ammonta, secondo le indagini della Guardia di Finanza, a 23.629.424 euro ovvero la cifra che oggi i 4 imputati sono costretti a restituire.
    Secondo l’accusa, i quattro avrebbero predisposto «un’idonea struttura con un affidamento di ruoli specifici a ciascuno dei componenti, anche avvalendosi delle strutture logistiche, delle attrezzature del personale in dotazione dell’ente stesso, avvalendosi di appositi mezzi e strumenti come timbri falsi», avrebbero poi falsificato la documentazione relativa ai versamenti degli oneri contributivi e previdenziali per 1,7 milioni ed avrebbero distolto ingenti somme alle casse dell’ente pubblico finite poi anche su conti privati degli iNdagati Gli inquirenti hanno verificato la presentazione di modelli F24 falsi, autocertificazioni relative alla regolarità degli adempimenti assistenziali e previdenziali, esibizione di documenti di costo falsi, certificati dai revisori dei conti.
    Nel merito, dalle indagini compiute dalla Guardia di Finanza era emerso che la rendicontazione prevista non era stata depositata, 40 progetti non erano stati portati a termine e quelli conclusi non erano stati saldati.
    I partecipanti ai corsi avevano, inoltre, riferito che questi ultimi si erano attestati su mediocri livelli rivelandosi del tutto inutili per lo svolgimento dei lavori per i quali erano stati programmati, e che il rimborso delle spese da loro effettuate non era avvenuto.
    LE IRREGOLARITA’
    Dalle dichiarazioni di persone informate sui fatti, e in particolare dell’impiegata Giovanna Galante è emerso che nella fase di rendicontazione di alcuni dei corsi contestati, per percepire il finanziamento nella misura massima conseguibile, «venivano contabilizzate spese per tutor, incaricati del coordinamento ecc. posizioni del tutto fittizie a cui era attribuito un artificioso codice fiscale».
    Inoltre, i corsi inerenti all’obbligo formativo «sono stati attuati – in carenza di possibili discenti, che avrebbero dovuto essere ragazzi in possesso della sola licenza media inferiore e che non avevano proseguito gli studi, di età inferiore ai 18 anni – reperendo persone che, in violazione dell’obiettivo formativo, in realtà frequentavano la scuola superiore e percepivano indebitamente per la frequenza somme di denaro. I corsi, poi, sono stati tenuti in modo soltanto formale e apparente, stante la insufficienza e il mancato funzionamento del materiale informatico e la totale carenza di contenuti».
    «OPERAVANO ABILMENTE PER DISTRARRE I FONDI»
    Il Colombini ed il Gizzi, «grazie alle loro funzioni di vertice», si legge nella ricostruzione di quanto avvenuto, «hanno abilmente operato per distrarre i fondi e utilizzarli, con la fattiva collaborazione del Graziani e del Michetti».
    Questi ultimi, sebbene formalmente non avessero funzioni dirigenziali, «hanno contribuito alla continua emorragia di fondi sia mediante accredito nel conto riconducibile alla finanziaria “Cordusio S.p.A.”, sia con l’impiego a proprio favore per spese personali ovvero familiari (Graziani)».
    Per i giudici non può costituire prova del mancato coinvolgimento di Graziani e di Michetti la circostanza che non siano stati rinvenuti beni o sostanze di particolare rilievo a loro riconducibili durante le indagini penali e contabili, «poiché invece essi hanno potuto disporre di ingenti somme».
    LE DIFESE
    Dunque non sono bastate le dichiarazioni di Gizzi che si è difeso sostenendo di non aver avuto alcuna parte nella negoziazione fraudolenta degli assegni, le cui firme di girata, a lui ricondotte, erano state giudicate false dalla consulenza tecnica disposta nel procedimento penale, mentre con sentenza del Tribunale di Teramo in data 9 marzo 2011 era stata dichiarata la falsità della sottoscrizione apposta al contratto di locazione. Sempre Gizzi aveva spiegato che tutti i compensi da lui incassati derivavano «da attività svolta in favore dell’ente ovvero da rimborsi spese spettanti e legittimamente erogati dall’ente stesso».
    Michetti si è difeso sostenendo di aver svolto compiti «meramente esecutivi» per conto degli amministratori dell’ente Ial – Cisl per i quali, a volte, aveva negoziato assegni.
    Graziani ha spiegato che i corsi si erano regolarmente tenuti a Teramo, mentre l’assenza di attività didattica avrebbe riguardato la sede di Ortona; in ogni caso, egli aveva avuto mansioni esclusivamente tecnico-informatiche e pertanto non aveva né redatto la contabilità, né utilizzato ocomunque compilato i modelli F24 rivelatisi fittizi.
    I TIMBRI FALSI A seguito delle indagini di polizia giudiziaria è emerso che la apposizione di falsi timbri era stata effettuata da Graziani mentre la Banca Carifermo, interpellata in merito, ha riferito tramite i suoi funzionari che i modelli F24 compilati dall’ente non erano stati affatto pagati presso i propri sportelli, e che negli archivi non era presente alcun riscontro contabile, né cartaceo, né elettronico.
    L’ente di formazione, inoltre, ha accumulato debiti nei confronti dell’Inps pari a euro 1.790.144,16
    I MOVIMENTI BANCARI
    Dai movimenti bancari la Guardia di Finanza è riuscita a ricostruire tutta una serie di versamenti e prelievi in danno delle casse dell’ente.
    «Da quello acceso presso Caripe intestato allo Ial Cisl, Gizzi ha eseguito una serie di operazioni: dal 2 ottobre 2001 al 24 giugno 2004 risultano almeno 39 operazioni per cui le somme in uscita venivano giustificate con la causale “restituzione finanziamento Gizzi” e a quest’ultimo venivano bonificati importi di varia entità, dai 2.500 euro ai 20.000 euro
    LE SPESE PERSONALI: VIAGGI, POLIZZE E CAMPAGNE ELETTORALI
    A volte le risorse dell’ente sono state utilizzate per il pagamento di spese personali del Gizzi, ricostruisce sempre l’accusa, «quali viaggi, rimborso polizze personali, campagne elettorali» per 400 mila euro.
    «Colombini Bruno, a sua volta», si legge ancora, «si è reso responsabile di 23 operazioni per un importo totale di euro 80.380,65 di cui euro 17.946,57 versati su conti correnti allo stesso riconducibili. In alcuni casi lo stesso Colombini, nella sua qualità di amministratore dell’ente, aveva provveduto a trarre assegni in suo favore. In prima girata l’assegno veniva incassato da un terzo, il quale lo trasferiva in seconda girata allo stesso Colombini. Contabilmente l’uscita è stata giustificata come “giroconto cassa pagamento fatture».
    L’ABBONAMENTO TV
    Secondo le indagini Gizzi avrebbe acquistato – con risorse dell’ente – anche titoli azionari per un importo di 56.258 euro e sottoscritto abbonamenti a televisioni a pagamento per un totale di 1.435,88 euro.
    Michetti, a sua volta, dal 7 dicembre 2004 aveva prelevato importi variabili da 769,35 euro a 20.000,00, per un totale di 73 operazioni, delle quali sono risultati beneficiari lo stesso Michetti, la società Cordusio Fiduciaria, Gizzi Francesco.
    Michetti era delegato ad operare sulla società “Cordusio Fiduciaria” S.p.A
    Sul conto intestato a quest’ultima è stato accertato che l’uomo ha posto in essere 54 operazioni di versamento di assegni a lui intestati ovvero a “me medesimo” ed emessi dal Gizzi, dal Graziani e dal Colombini. In alcuni casi il versamento è stato eseguito con denaro contante 
    Ulteriori versamenti per un totale di 453.358,83 euro sono stati, inoltre, effettuati per n. 46 operazioni da Gizzi Francesco e Colombini Bruno nei confronti di beneficiari vari, tra i quali lo stesso Gizzi Michetti Marco e Graziani Claudio. Gizzi ed il Colombini hanno poi effettuato altre 14 operazioni in favore di Caricati Riccardo, coindagato nel procedimento penale.

    IL BUCO MILIONARIO. ABRUZZO. Il “buco” milionario che troneggia nei conti dello Ial (Istituto addestramento lavoratori) di Abruzzo e Molise nel mirino della magistratura e delle forze dell’ordine. E’ partita l’inchiesta penale sul passivo dell’ente di formazione della Cisl: mercoledì la Guardia di finanza ha effettuato un primo blitz nella sede regionale dello Ial a Pescara.   QUELLO SCOOP DI PRIMADANOI.IT: BUCO DA 12 MILIONI UN MESE DOPO: BUCO DA 35 MILIONI – SCANDALO NOTO ALMENO DA 10 ANNI

    IL BUCO MILIONARIO. ABRUZZO. Il “buco” milionario che troneggia nei conti dello Ial (Istituto addestramento lavoratori) di Abruzzo e Molise nel mirino della magistratura e delle forze dell’ordine. E’ partita l’inchiesta penale sul passivo dell’ente di formazione della Cisl: mercoledì la Guardia di finanza ha effettuato un primo blitz nella sede regionale dello Ial a Pescara. 
     

    QUELLO SCOOP DI PRIMADANOI.IT: BUCO DA 12 MILIONI

    UN MESE DOPO: BUCO DA 35 MILIONI – SCANDALO NOTO ALMENO DA 10 ANNI
    Gli uffici di via Aterno sono stati passati al setaccio. Sono stati messi “a soqquadro” dai militari, alla ricerca di documenti e atti che possano raccontare, spiegare e dare volti e nomi allo sfascio in corso. E dopo la visita delle Fiamme gialle i vertici del sindacato sono stati convocati d’urgenza a Roma, dove ieri c’è stato un summit.
    Nei bilanci c’è una “voragine”, che si amplia sempre di più.
    Ci sono perdite per oltre 35 milioni di euro.
    «Somma che – affermano all’interno del sindacato – è destinata a crescere. Per conoscere l’esatta entità del disavanzo bisogna andare a cercare in mucchi di carte che si sono accatastate nel tempo. E forse neppure si riuscirà a rimettere insieme i pezzi di un complicatissimo puzzle, che varca persino i confini regionali».
    Debiti su debiti che hanno travolto l’istituto, nelle cui casse, dal 2000, è piovuta una montagna di fondi pubblici arrivati dall’Unione europea, che gli sono stati assegnati dalla Regione e che, a quanto sembra, si sono… volatilizzati.
    Storia, purtroppo, comune di fondi comunitari
    Sono centinaia i corsi «di orientamento e di assistenza all’inserimento lavorativo e di creazione d’impresa, o finalizzati a favorire l’accesso al mondo occupazionale dei giovani e delle categorie svantaggiate» tenuti negli ultimi sei-sette anni dallo Ial.
    Per ognuno di essi sono stati introitati, mediamente, 60-70 mila euro.
    Ma la maggior parte degli insegnanti non è stata retribuita.
    E aspettano di essere pagati anche tanti ragazzi che hanno seguito i corsi. 
    Per questo hanno protestato e hanno presentato ricorsi, esposti, denunce in Procura e pacchi di decreti ingiuntivi. 
    Molto probabilmente queste denunce alla fine hanno fatto scattare l’inchiesta che si preannuncia già esplosiva per le sue implicazione ad altissimi livelli. 
    «Nascondendosi dietro motivazioni a volte incredibili e dietro costanti rinvii – confermano alcuni – lo Ial ha rimandato sempre il momento dei rimborsi».
     In realtà il denaro a loro destinato non c’era più.
     Sparito… 
    Una montagna di risorse pubbliche dissolte. 
    E poi ci sono gli scoperti con gli istituti di credito e i fornitori.
     I contributi non versati all’Inps e le tasse che l’Agenzia delle entrate dovrebbe recuperare ammontano a oltre 10 milioni di euro. 
    Problemi anche per i dipendenti. 
    Lo Ial-Cisl nazionale, guidato da Graziano Trerè, nei mesi passati ha riunito il proprio comitato di indirizzo e di controllo, il quale, dopo aver esaminato gli esiti della verifica sullo stato finanziario e patrimoniale dello Ial Abruzzo e Molise, ha deliberato la nomina di un commissario straordinario. 
    Il deficit riscontrato è stato definito “ingiustificato”. 
    E poi ecco consuntivi manipolati, costellati di numeri bugiardi, inventati per nascondere il più possibile emorragie di quattrini, sperperi, gestioni allegre.
     «Sprechi e inutili costosissimi acquisti, come certe automobili… Finanziamenti che, invece di servire a regolarizzare una situazione di estrema e grave difficoltà, finivano in oscuri meandri». Si vocifera di campagne elettorali e, addirittura, di soldi convogliati nel calcio, ad una squadra del Meridione. 
    Quei bilanci “taroccati” hanno avuto, puntualmente, il nulla osta dell’ex segretario regionale della Cisl, Gianni Tiburzi, di Avezzano (L’Aquila), in carica fino al 2005 e del consiglio di amministrazione che lo affiancava e spalleggiava. 
    Anche Gaetano Pace, tuttora presidente dell’istituto, ha ogni volta dato l’okay a quelle cifre, che approdavano successivamente in Regione. 
    E Francesco Gizzi, di L’Aquila, ex amministratore delegato dell’istituto, e il suo successore, Bruno Colombini, i quali, insieme, hanno mandato avanti uno studio commerciale a Pescara. 

    Nessuno ha mai compreso il pastrocchio targato Ial. 
    La parola ora dopo anni di proteste passa agli investigatori e alla Procura. A sperare in una conclusione veloce sono centinaia di persone che battono cassa. Tutti gli altri attendono giustizia. 
    Serena Giannico 25/01/2008 8.09
     

    LA CRONOLOGIA DI UNO SCANDALO
    INIZIO 2007. Tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007 riceviamo decine di segnalazioni circa corsi non pagati allo Ial.
     Tra le persone che lamentano di non aver mai ricevuto quanto gli spettava ci 
    sono corsisti e persino professori. 
    28 APRILE 2007.  Dopo alcune settimane di verifiche e contatti serrati PrimaDaNoi.it pubblica il primo articolo nel quale si raccolgono molte delle proteste che arrivano da tutta la regione. Fin da subito chi protesta mette in evidenza l’impossibilità nel ricercare risposte e informazioni. Ial e Regione non rispondono. Interessanti ed oggi ancor più veritieri molti dei commenti all’articolo. 

    8 MAGGIO 2007.  Parla lo Ial da noi interpellato e si lancia in nuove e non mantenute promesse di futuri pagamenti.
     Rocco Perna, direttore della sede di Pescara alla domanda: “a cosa sono dovuti i ritardi” risponde:«alla lunga trafila burocratica».
     28 MAGGIO 2007.  La vera ragione dei ritardi viene scoperta: un buco da 12 milioni di euro. La notizia finisce anche sul Manifesto. 

    31 MAGGIO 2007.  In una nostra intervista al responsabile nazionale Trerè si apprende dell’arrivo di un commissario che dovrà avviare una verifica interna ed amministrativa
     
    10 LUGLIO 2007.  Dalle notizie che riusciamo ad avere tra omertà e telefoni muti una stima più precisa sarebbe vicina a 35 milioni di debiti. 

    10 SETTEMBRE 2007.  Alle notizie divulgate da PrimaDaNoi.it sale la protesta di chi deve essere pagato, aumentano le denunce. Chi protesta ribadisce di non ricevere notizie certe né da Ial 
    né dalla Regione che tra l’altro da molti anni continua a certificare la 
    regolarità delle attività dell’istituto della Cisl, approvando anche i bilanci. 
    E continuando a girare milioni di euro pubblici ogni anno per lo svolgimento della formazione. 

    3 NOVEMBRE 2007.  Apparentemente tutto procede normalmente. I corsi continuano ma all’improvviso sembra succedere qualcosa di nuovo (sarà solo un falso allarme). La Regione revoca un finanziamento di 560 mila euro «per mancanza di documentazione», si legge. Potrebbe essere l’inizio di una verifica sui bilanci. 

    5 NOVEMBRE 2007.  L’onorevole Giampiero Catone (Dca) chiede chiarimenti e spiegazioni sul caso dello Ial
     
    Abruzzo. Tra le altre cose dice:«tale istituto ha un buco di oltre 30 milioni di euro» e si domanda «se anche altri istituti delle altre sigle sindacali siano mai state soggette allo stesso controllo». 

    5 DICEMBRE 2007.  La protesta diventa sempre più insostenibile e le denunce approdano finalmente anche al Tg3 che da voce a molti creditori dello Ial e confermano «c’è un buco nel bilancio». 

    17 GENNAIO 2008.  A sorpresa la Regione accredita nuovamente lo Ial Cisl per altri 24 mesi il che implica nuovi versamenti di denaro pubblico certificando in maniera ufficiale la «regolarità dei bilanci dello Ial». Eppure sul fronte della inchiesta interna alla Cisl non sono emerse né spiegazioni all’ammanco né i responsabili. Di tutto questo la Regione non fa menzione e non pensa nemmeno di cautelarsi (il buco è ammesso persino dallo Ial e c’è sempre una inchiesta amministrativa in corso). In quella occasione avevamo lanciato un appello alla magistratura affinchè valutasse la situazione non solo passata, ma a questo punto anche futura. Per fortuna l’appello sembrerebbe non essere caduto nel vuoto. 

    25 GENNAIO 2008. La finanza sequestra documenti è la prova che le indagini sono iniziate forse già da alcuni mesi. 

    25/01/2008 8.59
     IL BUCO MILIONARIO. PESCARA. Si sono presi tutto. Fino all’ultima monetina. Si sono presi i soldi dei disabili che, per poco più 100 euro di rimborso mensili, frequentavano i corsi – di informatica, fotografia, falegnameria – per avere un’opportunità nel mondo del lavoro. «Neppure uno spicciolo m’hanno dato», sbotta un giovane su una sedia a rotelle. Si sono presi i soldi dei disoccupati che si iscrivevano a quei corsi in cerca di un’altra occasione di inserimento.
    «Un imbroglio pensato ad arte…». 
    Si sono presi i soldi degli extracomunitari. 
    «Nel 2007 – racconta Valentina, originaria dell’Ucraina e che vive a Lanciano – ho partecipato a un corso per stranieri sull’internazionalizzazione delle imprese. Eravamo in 12, anche di Africa, Cina, Romania… Non abbiamo visto un centesimo, nonostante le reiterate richieste. E non ci hanno neppure rilasciato l’attestato di partecipazione». 
    Si sono presi i soldi di migliaia di ragazzi che volevano imparare un mestiere.
     «Ho finito il corso di autocad meccanico nel marzo 2006 – ricorda uno di loro – mai avuto un euro. Ai solleciti rispondevano: “Il direttore non c’è, ma stanno sistemando la faccenda. Se vuole lasciare un recapito per essere richiamato…”. Mi hanno fissato l’appuntamento con il direttore. Mi ha dato buca». 
    Si sono presi i soldi di una flottiglia di insegnanti – circa 1.600 – molti dei quali debbono incassare da 15 a 30 mila euro. 
    Così funzionava allo Ial (Istituto addestramento lavoratori) di Abruzzo e Molise. L’ente di formazione della Cisl, che s’è sbarazzato dei dipendenti, licenziandoli, e ha “chiuso” per insolvenza, per una caterva di debiti, era una macchina mangiaquattrini oliata a dovere. I fondi arrivavano dall’Unione europea – la maggior parte dei finanziamenti spariti sono stati elargiti dall’Ue – e dalla Regione. E immancabilmente si dissolvevano. Non veniva pagato nessuno: né gli allievi, né i docenti, né il personale interno, né i fornitori, né Agenzia delle entrate, Inail e Inps. Il denaro è stato dissipato, in auto di lusso, viaggi e spese pazze. Come i mobili di casa: un dirigente li ha utilizzati per arredarsi la propria villa. E poi si sono volatilizzati nelle campagne elettorali…
    BUCO TRA I 35 ED I 43 MILIONI
    Sono alcuni degli aspetti su cui stanno facendo luce la magistratura e la Guardia di finanza. L’inchiesta, che sta ricostruendo la vita dell’istituto dal 2000 al 2006, verte sul “buco d’oro” che, grazie ad azioni truffaldine continuate, si è creato nello Ial, portato allo sfacelo. Sperperi e prelievi facili, abili e con formula collaudata. Il passivo – secondo i primi calcoli degli investigatori – si aggira tra i 35 e i 43 milioni di euro, al contrario delle dichiarazioni del segretario nazionale dell’istituto, Graziano Treré che, tempo addietro, nel tentativo di sminuire il disastro, parlava di appena «16 milioni di deficit». 
    Le risorse dilapidate sono state poi affiancate da bilanci taroccati che, agli occhi di tutti, erano «a posto, anzi in attivo»: questo serviva per continuare a lucrare.
     Perché se i numeri fossero stati quelli veri, quelli del disastro, lo Ial non avrebbe più potuto avere fondi. 
    Consuntivi finti e ingannatori che hanno ottenuto il benestare dei vertici regionali Cisl,
    rigorosamente preposti al loro controllo. Ma oltre quelle cifre c’era il malaffare. 
    Le Fiamme gialle, che hanno effettuato blitz e perquisizioni nelle varie sedi Ial – da quella regionale di Pescara, alle altre di Teramo e della provincia di L’Aquila – hanno sequestrato una montagna di documenti che riempiono un’intera stanza della Procura di Pescara, accanto agli uffici del pubblico ministero Andrea Papalia. Gli accertamenti si annunciano lunghi, lunghissimi. I primi avvisi di garanzia sono già stati inviati da un po’. Un’altra raffica di informazioni di reato sarebbe in partenza. E starebbero per iniziare gli interrogatori, mentre si sta spulciando in decine di conti correnti, privati e dello Ial. 
    Nel mirino prima di tutto i corsi. Con denunce che sono piombate sul tavolo del pm da parte di insegnanti inferociti. «Ripassate, riprovate…»: con queste parole venivano allontanati senza i loro compensi. 
    «Ad un certo punto abbiamo capito che ci stavano prendendo in giro».
     E hanno segnalato anomalie, bugie, corsi lasciati a metà… 
    «Come quello per parrucchiere ed estetiste. E’ stato interrotto, non ne abbiamo saputo più nulla. Siamo rimasti senza qualifica». 
    E poi i bilanci, manipolati e costruiti a piacimento per nascondere le perdite.
     «Un mare di denaro disperso in una miriade di inutili rivoli… – evidenzia un sindacalista –. Pure la Cisl, a seconda delle esigenze, ha attinto dalle casse Ial che era un fiorire di quattrini». 

    NEL MIRINO ANCHE LA CISL E LA REGIONE
    Nel mirino della Procura c’è l’operato di dirigenti Ial e di vertici del sindacato: 
    Gianni Tiburzi, fino al 2006 segretario regionale Cisl e attualmente vice presidente nazionale Inas, patronato Cisl; Francesco Gizzi, che è stato amministratore delegato dello Ial dal 2000 al 2005 e Bruno Colombini, anch’egli amministratore dell’ente fino al 2006: i due si sono alternati nella gestione dell’istituto.
     Ma Colombini, anche in quanto dirigente nazionale Ial, ha tenuto le fila della situazione. Verifiche inoltre su Gaetano Pace, presidente del comitato regionale Ial, una carica “onoraria”, e su Pietro Evangelista, mandato in Abruzzo per far calare il sipario, nel modo più indolore possibile, sulla faccenda. 
    Tra questi nomi ci sono gli indagati.
     Attenzione incentrata poi sulla Regione, che, tramite i propri assessori al ramo – tra cui Fernando Fabbiani – non avrebbe controllato a dovere e avrebbe continuato a rimpinguare uno Ial allo sbando, e sui legami tra Ial e Cisl.
     E’ inverosimile – secondo la magistratura – che il disavanzo Ial sia passato inosservato per anni, sia in Abruzzo che a livello nazionale. 

    Che i leader Cisl che si sono succeduti – Sergio D’Antoni, Savino Pezzotta e Raffaele Bonanni, originario tra l’altro di Bomba (Chieti) e che ha ricoperto incarichi importanti nello Ial – non abbiano avuto sentore dello scandalo che si consumava. 
    E che s’ingarbuglia sempre di più.
     Mentre nel resto d’Italia si vocifera di altri Ial nei guai e, all’interno del sindacato, s’accavallano dissensi per quel che è considerato un autentico scandalo.
     «Oltre al disagio sentito nell’incontrare in questi giorni amici che lavoravano allo Ial con mesi di stipendio non percepito e senza posto di lavoro, – dice una nota della Femca Cisl di Brescia – sento il disagio di una vicenda molto più grave di quello che pensavo. So il disagio che stanno già sentendo sulla propria pelle i nostri delegati in prima linea in questo territorio. Attendo qualche iniziativa forte della confederazione». 
    Serena Giannico 02/07/2008 7.41
     

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  3. Complimenti Furlan. Dai una pacca alla politica e una alle imprese e dai pure un bel paccone ai lavoratori. Incompetente e incompetenti a CASAAAAAAAAAA non quella di vetro ma quella vostra che è sicuramente d’oro.

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  4. Furlan è quella che si è schierata per il ticket Bonanni – Baretta facendo fuori il grande Savino. Anzi il grande Savino si è fatto lui da parte da uomo vero Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

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  5. Sapete qual’è la differenza tra uno statista e un politicante tuttologo? Basta osservare le differenze tra Savino e l’attuale e il precedente all’attuale Segretario generale

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  6. Cara Segreteria nazionale quando pensi di metterti in quiescenza dorata? Abbiamo sopportato abbastanza il vostro apporto nullo alle nostre tasche e al nostro benessere.

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  7. La casta dei sindacati: regole speciali per le loro pensioni
    Oltre ai contributi da sindacalista, anche quello di enti tezi. E si fanno pagare dai sindacati che dirigono anche ulteriori incrementi La solita storia di chi “predica bene e razzola male”: i sindacalisti dovrebbero difendere le pensioni dei loro associati (che sono sempre meno) e invece si garantiscono un gruzzolo da nababbi.
    Lo ha certificato l’Inps, che con una indagine dal titolo “Porte aperte”, ha scoperchiato il velo d’ipocrisia dei sindacalisti. Possono godere – scrive l’Inps – “di regole contributive e previdenziali diverse dagli altri lavoratori perché possono vedersi ugualmente versati i contributi (o addirittura lo stipendio) da enti terzi rispetto al sindacato presso cui prestano effettivamente il proprio lavoro e perché possono, prima di andare in pensione, farsi pagare dalle organizzazioni sindacali incrementi delle proprie pensioni a condizioni molto vantaggiose”.
    Va In soldoni, i sindacalisti in aspettativa non retribuita o in distacco sindacale (aspettativa retribuita utilizzata nel settore pubblico) hanno diritto nel periodo di assenza dal lavoro all’accreditamento dei contributi figurativi. Ma non solo, perché spesso per lo stesso periodo possono ottenere anche il versamento dei contributi dal sindacato che, per i dipendenti del settore pubblico, vengono ancora valorizzati applicando le regole precedenti al 1993. Cioè? Semplice, prevedono il calcolo della pensione sull’ultima retribuzione percepita. Una posizione di vantaggio rispetto ai lavoratori che i sindacalisti dovrebbero difendere, che a quella legge non possono più aggrapparsi e che vedono la pensione calcolata in base ai contributi versati.
    Inoltre, “per i compensi per attività sindacale non superiori alla retribuzione figurativa del lavoratore – sottolinea l’Inps – il sindacato non paga mai alcun contributo. I contributi sulla retribuzione figurativa del lavoratore sono a carico della gestione previdenziale di appartenenza, quindi della collettività dei lavoratori “contribuenti” della gestione”.
    Insomma, paghiamo noi i privilegi della casta sindacalista

    Problema: se l’inps paga le spropositate pensione ai sindacalisti come Bonanni senza che questo ha versato effettivamente i contributi. dove prende i soldi l’inps se non dai contributi effettivamente versati dai lavoratori VERI?
    Quindi la Furlan, Bonanni, Bonfanti, Rainieri, e tanti altri sindacalisti, politici ecc. che hanno sfruttato e sfruttano la legge TREU (attuale presidente del CNEL) Tutti personaggi che difendono la legge Fornero e che al contrario di quanto dichiarano in pubblico, in privato hanno sempre osteggiato la separazione tra previdenza ai lavoratori che hanno versato tutti i contributi all’inps ed altri che ne hanno versati poco o niente e che impropriamente vengono pagati con contributi di altri che poi ovviamente si vedono ridurre la propria.

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  8. Una cosa è certa che Ad imperitura memoria della storia Cisl /dalla disgrazia D’antoni in poi passeranno come Costruttori del suo buon Nome di sicuro Savino e distruttori. Bonanni, Furlan, Bonfanti, Petteni ; Ventura, petruccioli, Cerrito,sbarra, e tutti gli altri leccafondelli che sappiamo.
    Sono la vergogna della Cisl. Un tempo ero fiero di dirmi Cislino oggi mi vergogno. Questa è la verità in cui ci hanno ridotto tutti sti grandissimi figli di buonadonna.
    Un incazzato

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  9. Noi diciamo scrviamo ma se la politica e il sibdacato sono culo e camicia fanno ” tu non rombi le uova nel paniere a me e io non le rombo te” il popolo italino siamo una banda di pecoroni e loro di noi fanno ciò che vogliono. i sindacati fanno i … loro di cosa gli importano dei lavoratori l’importante che i loro stipendi loro pensioni sono da nababbi voi noi arrangiatevi. E la cosa più triste che noi per subire tutto questo li paghiamo e vomitevole.

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  10. osservatore interessato · Edit

    La situazione dello ial della Sicilia e’ ancora da scrivere per gli oltre 800 lavoratori rimasti senza lavoro e senza ammortizzatori sociali ed ancora piu’ ingarbugliata dello ial Abruzzo
    perche’ si incrocia con la vicenda che ha portato in carcere l’on.le Genovese e vede coinvolti ex dirigenti nazionali della Cisl a cui Trere’ avrebbe ceduto lo ial cisl Sicilia divenuto ial sicilia senza cisl con una vicenda pirandelliana di fallimenti giocati sull’equivoco del nome. Basta
    andare su facebook e cercare Costantino Guzzo ex dipendente dello ial e attuale responsabile della formazione dell’usb per essere giornalmente informati della situazione

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  11. Seguendo il consiglio dell’intervenuto 12.02 ho cercato in internet Costantino Guzzo e vi assicuro che di cose strane , anzi stranissime ee a tutt’oggi non chiarite ce ne sono a iosa il che mi fa pensare che anche le altre regioni devono averne di letame e scheletri negli armadi è su questo filone che si deve agire per mandarli tutti o quasi in galera. segue il caso siciliano che ho appena letto:
    IAL Sicilia/ Il ‘mistero’ dei 20 milioni di Euro: la ricostruzione di Anna Rosa Corsello
    Time Sicilia
    Attaccata dalla CISL siciliana, che smentisce di aver ricevuto soldi per la vendita dell’ente di formazione professionale IAL, l’ex dirigente generale della Regione siciliana, Anna Rosa Corsello, replica in modo pacato, ma fermo: “Ricordo che una compravendita onerosa è un atto lecito. Non credo di aver offeso qualcuno”. Rimane il ‘mistero’ dei 20 milioni di Euro. E la certezza che i lavoratori non sono stati pagati
    “Quello che posso dire con certezza è che i lavoratori dello IAL, con riferimento all’ultimo Piano Regionale di Offerta Formativa (PROF), non sono stati pagati”.
    Taglia corto Anna Rosa Corsello, già dirigente generale del dipartimento regionale della Formazione professionale. Una sua dichiarazione che abbiamo riportato ieri (e che potete leggere qui) ha suscitato reazioni polemiche: la CISL siciliana, chiamata in causa dalla dottoressa Corsello, minaccia fuoco e fiamme (come potete leggere qui).
    Così noi siamo andati a parlare con l’ex dirigente generale della Regione per farci raccontare come sono andate le cose. La dottoressa Corsello ha affrontato due questioni. La prima è la Cassa integrazione, che è stata concessa contestualmente all’erogazione dei fondi, da parte dell’Amministrazione regionale. Ma non è questo l’argomento. Noi stiamo focalizzando l’attenzione sull’ultimo Piano Regionale per Offerta Formativa della Regione siciliana. E, in particolare, di un’erogazione di 20 milioni di Euro allo IAL Sicilia. Soldi che, come ci ha detto la dottoressa Corsello, non sono mai arrivati ai lavoratori di tale ente oggi dichiarato fallito.
    “Questa è una vicenda conosciuta – ci dice la dottoressa Corsello -. Nel 2013 abbiamo inviato una nota allo IAL chiedendo la rendicontazione di questi 20 milioni di Euro. Non avendo ricevuto risposta abbiamo tolto l’accreditamento all’ente”.
    Per una corretta e puntuale informazione ai nostri lettori, un ente o una società non accreditata con l’Amministrazione regionale, non può gestire corsi di Formazione professionale in Sicilia.
    “I vertici dello IAL Sicilia – dice sempre l’ex dirigente generale della Regione – sostenevano di non aver ricevuto la nostra nota. Noi la nota l’abbiamo inviata con una PEC che, invece, esiste. Loro si sono rivolti ai giudici del TAR Sicilia (il Tribunale Amministrativo Regionale). E hanno dimostrato di non aver ricevuto la nostra nota. Insomma, il TAR gli ha dato ragione. E noi abbiamo riaccreditato l’ente. Per la precisione, con un riaccreditamento provvisorio”.
    E poi che è successo?
    “Abbiamo avviato un’altra verifica. Tornando a chiedere ai vertici dello IAL conto e ragione di questi 20 milioni di Euro”.
    E che risposta avete ricevuto?
    “Intanto abbiamo verificato, con l’Ispettorato del Lavoro, che i lavoratori dello IAL Sicilia non erano stati pagati. E questo, lo ribadisco, a fronte di 20 milioni di Euro erogati. A questo punto abbiamo optato per la seconda revoca dell’accreditamento. Una revoca definitiva. Tutto questo a tutela dei lavoratori. Anche se non è facile illustrare questo passaggio a chi, purtroppo, perde il posto di lavoro”.
    Dottoressa Corsello, proviamo a fare chiarezza. L’Amministrazione regionale ha erogato 20 milioni di Euro allo IAL Sicilia. L’Ispettorato del lavoro ha certificato che i lavoratori non sono stati pagati. Lei sostiene che questi soldi sono serviti per pagare la CISL che ha venduto l’ente. La CISL siciliana smentisce. Insomma: ‘sti 20 milioni di Euro che fine hanno fatto?
    “E’ quello che ci siamo chiesti nel 2013 con il presidente della Regione, Rosario Crocetta. Che ha seguito, passo dopo passo, questa vicenda. Ricordo che la seconda revoca dell’accreditamento l’abbiamo scritta a Palazzo d’Orleans (che è la sede della presidenza della regione siciliana ndr)”.
    I vertici della CISL siciliana dicono che la loro organizzazione sindacale non ha nulla a che vedere con questi 20 milioni di Euro. Cosa le fa pensare che questi soldi siano serviti a pagare alla CISL la vendita dell’ente?
    “E’ l’unica spiegazione che ha fondamento. Non ne conosco altre. A meno che qualcuno non si sia messo in tasca questi soldi. Quello che posso dire e ribadire è che i dipendenti di questo ente formativo non sono stati pagati. Comunque qualcuno, di questi soldi, dovrebbe rispondere”.
    I vertici della CISL siciliana sono molto adirati dalla sua ricostruzione dei fatti.
    “Non capisco il perché. Ricordo che una compravendita onerosa è un atto lecito. Non credo di aver offeso qualcuno”.
    Cosa ricorda di quei giorni?
    “Ricordo che dallo IAL Sicilia stava andando via la vecchia dirigenza. E che arrivava Vincenzo Conticello”.
    Avete chiesto anche alla nuova dirigenza notizie sui 20 milioni di Euro?
    “Certo. Ma l’ammanco non è mai stato giustificato. preciso che tutto quello che ho detto l’ho scritto in un esposto che ho inviato alla magistratura”.
    comitato ex dipendenti ial truffati dalla cisl

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  12. Il vecchio che avanza…nel senso che non sanno dove metterlo. la fp tra probi viri prezzolati e vecchi commissari in trasferta pagata rappresenta ciò che Fausto Scandola non avrebbe mai tollerato. Faranno farebbe una brutta fine alla cisl perché la usano per il loro tornaconto e nemmeno un cavaliere massonico presente in fp e al falso congresso dei picciotti di petriccioli per tentare di accreditarsi come segretario generale riuscirà a raddrizzare. Libera vecchia e non più giovane cisl. Li vedi ogni settimana ma solo con la sguardo di chi sa che cadrannno.

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  13. Per completezza di informazione riportiamo un articolo della Stampa di Torino del 2009.
    Regnante Giovanna Ventura in qualità di segretario generale del Piemonte (per meriti!) attuale segretario nazionale.

    Pubblicazione: 26-03-2009, STAMPA, TORINO, pag.60
    Sezione: Cronaca di Torino
    Testata: [STAMPA]
    Autore: TROPEANO MAURIZIO

    Formazione Cisl la Regione chiude i rubinetti Dopo l’esposto a Procura e Corte dei Conti
    La Regione ha avviato le procedure per la sospensione dell’accreditamento all’agenzia di formazione IAL-Cisl. La decisione dell’assessore Gianna Pentenero e’ la conseguenza diretta dell’esposto inviato nei giorni scorsi alle procure della Repubblica di Torino e Asti e alla Corte dei Conti dove si denunciano anomalie nei rendiconti presentati alla Regione e anche nella lettura dei bilanci dell’ente. Il direttore dell’assessorato, Ludovico Albert, ha disposto la verifica sull’utilizzo dei fondi dell’Unione Europea concessi tra il 2000 e il 2006 allo IAL. Si tratta di circa 50 milioni. Alla fine della verifica i funzionari regionali hanno riscontrato per «mancanza di congruita’» nella spesa per circa 15 milioni. Secondo la Regione l’agenzia di formazione ha presentato una documentazione contabile diversa dalle spese effettivamente sostenute per l’organizzazione dei corsi di formazione. Nelle verifiche e’ emerso che ai docenti sono stati pagati stipendi e contributi mentre risultano debiti dello IAL nei confronti di Inps e Stato. Di fatto i contributi non sono stati pagati per alcuni anni e l’Agenzia ha ottenuto la rateizzazione. Che cosa dicono allo IAL? In attesa di conoscere il contenuto dell’esposto stanno lavorando per cercare di dare continuita’ lavorativa ai 246 dipendenti e al migliaio di collaboratori, e didattica ai 6000 allievi sparsi per il Piemonte. Giovanni Marchionni e’ stato richiamato in servizio on l’obiettivo di mettere ordine nei conti dell’Agenzia. E’ al lavoro da ottobre e spiega: «Abbiamo anche fatto un lavoro di verifica sui nostri conti e posso dire che ad oggi non esiste alcun appiglio che possa lasciare un dubbio su un uso distorto dei fondi pubblici». Marchionni parla di un meccanismo abnorme per i controlli e per la riscossione dei contributi: «Ad oggi abbiamo crediti per circa 6,4 milioni». E quelle anomalie riscontrate dalla Regione potrebbero nascere dal «fatto che potrebbero essere state fatte dichiarazioni di pagamento di tutte le poste anche se poi non tutto potrebbe essere stato liquidato nei tempi dovuti. Aspettiamo di sapere che cosa fara’ la magistratura». La «mission» di Marchionni e’ di garantire la continuita’ dell’agenzia ed evitare il fallimento: «Sarebbe un delitto di carattere socIALe distruggere e annientare un’esperienza di formazione unica in Piemonte e che lavora soprattutto con le fasce piu’ disagiate della popolazione». Certo, «la situazione del debito e’ pesante e si e’ sviluppata nel corso degli anni aggravata anche dai ritardi di pagamento da parte degli enti locali». Marchionni ha avviato un’azione di risanamento – due sedi saranno chiuse – e una razionalizzazione dei costi. Ma gli effetti sul bilancio sono minimi. Ecco perche’ allo IAL stanno valutando la possibilita’ di ricorrere all’amministrazione controllata – «c’e’ gia’ il precedente di Alitalia», spiega il sindacalista. Ma il futuro e’ legato anche alla trattativa avviata con la Regione per evitare la revoca dell’accreditamento, il documento che permette alle agenzie di formazione di partecipare ai bandi pubblici. «Senza accreditamento siamo praticamente azzerati» , spiega Marchionni. La Regione e’ pronta a fare la sua parte «perche’ abbiamo apprezzato la qualita’ e l’organizzazione dei corsi e siamo preoccupati per il futuro delle persone che lavorano per l’agenzia di formazione e per gli allievi», spiega Pentenero. Per intervenire, pero’, la giunta Bresso chiede allo IAL «un forte segnale di discontinuita’ sulla gestione amministrativa che ha dimostrato di non essere credibile». La strada dell’amministrazione controllata puo’ servire ma «noi vogliamo vedere un serio piano economico».

    Dal blog quellicheialpiemonte

    La Signora Ventura ci fa una pessima figura, è scandaloso e ridicolo affermare che il megadebito di 22 milioni sia imputabile alla lentezza nell’erogazione dei fondi da parte degli enti finanziatori. Ma dico, 22 milioni di interessi passivi dovuti alle anticipazioni bancarie non sono un po’ troppi? Fatevi 2 conti prima di spararle così grosse!
    Giorni fa inoltre c’è stata una riunione con un sindacalista Cisl, Poggio, che ha tentato goffamente di spiegare la situazione ai consulenti dello Ial, e soprattutto di tenerli buoni. I partecipanti erano davvero pochi, non è che la direzione si sia proprio sbattuta per avvisarli tutti. E così molti non l’hanno saputo, o l’hanno saputo tardi, quando ormai avevano preso impegni (parlo di quei fortunati che oltre allo Ial hanno altri datori di lavoro, che magari li pagano pure per il lavoro che svolgono, beati loro!) Comunque i consulenti erano pochissimi, e la riunione è stata pietosa. La Cisl ci tiene a farci sapere che dalle ispezioni ( quelle che hanno portato alla sospensione dell’accreditamento) è emersa “SOLO” una cattiva gestione, insomma risulta che nessuno ha rubato, altrimenti sarebbe intervenuta la Finanza. Poi è stato sottolineato che la Cisl e lo Ial sono enti separati. E che magari sì, la Cisl ha mancato nel suo dovere di controllare cosa combinasse chi gestiva lo Ial, ma era in buona fede (sennò sarebbe intervenuta la Finanza, no?) Questo, ammesso che sia vero, ci consola. Siamo in mano a un branco di incapaci, ma puri come gigli!
    E poi, diciamolo, chissenefrega, se lo Ial e la Cisl sono enti separati. La Cisl è la sola, unica proprietaria dello ial. Ne è quindi responsabile. Anch’io ed il mio rottwailer siamo enti separati, ma se lui aggredisce un passante, pago io!
    Questa è una delle situazioni più paradossali che io abbia mai vissuto. La Cisl, un sindacato, che fa della difesa dei diritti dei lavoratori la propria bandiera, non solo evita accuratamente di assumere i docenti che lavorano in un suo ente, preferendo tenerli nel precariato a colpi di contratti a progetto, ma non li paga nemmeno, e da anni! C’è chi aspetta 20.000 euro !!! Mentre i dipendenti Ial, quelli, li paga. Ora che è in amministrazione straordinaria, infatti, lo Ial deve chiedere il permesso al giudice per accedere alle proprie casse, foss’anche per prelevare un euro. Ebbene, lo ha fatto. Ha chiesto l’autorizzazione al giudice, per poter pagare i dipendenti, e l’ha ottenuta. E a noi consulenti a pregetto niente? Noi, senza i quali i corsi non vanno avanti, siamo forse lavoratori di serie B? TUTTO QUESTO E’INSOPPORTABILE! Bisogna fare qualcosa, e in fretta, dobbiamo difenderci, e muoverci tutti insieme, PASSATE PAROLA!!!!

    Questo è solo un assaggio…

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  14. Condivido pienamente l’idea , credo nata da qualcuno dello Ial sicilia di invitare tutti gli sventurati colleghi e insegnanti e personale di supporto dei diversi ial sparsi sul territorio nazionale che hanno subito perdite di stipendi e buonuscita non indifferenti a condividere con gli altri frequentatori del blog, anche in maniera anonima se lo ritengono necessari, le loro disavventure perché uniti si è più forti.

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  15. Nel dibattito che da qualche anno è in corso nel nostro Paese sui temi dello sviluppo economico, dell’occupazione e della disoccupazione, del rapporto tra automazione e livelli occupazionali, dell’industria 4.0, solo tre dei così detti “esperti”, Pierre Carniti, Savino Pezzotta e Nicola Cacace, hanno sostenuto, e sostengono, l’opportunità, per le Organizzazioni Sindacali CGIL, CISL e UIL, le forze politiche e le istituzioni governative e parlamentari, di prendere in considerazione, tra le altre misure necessarie e possibili per affrontare e risolvere questi problemi, anche la riduzione dell’orario di lavoro, cioè la distribuzione del lavoro che c’è tra il maggior numero possibile di persone.
    Considerate le decisioni che intende assumere il sindacato dei metalmeccanici tedeschi, l’IG METAL, auspico che CGIL CISL e UIL mostrino grande attenzione e interesse al tema della riduzione dell’orario di lavoro e ne facciano, anche per tutte le ragioni e i temi connessi e indotti, la priorità della loro iniziativa.
    Mi auguro anzitutto che queste capacità le sappia manifestare la CISL, sia perché due suoi ex Segretari Generali sono tra i promotori di questo dibattito, sia per ricuperare l’occasione persa nel dibattito congressuale dello scorso luglio che non ha dedicato, così appare nei documenti conclusivi approvati dal Congresso, nessuna attenzione e nessun accenno a questo tema che era, è e resterà centrale e determinante per i problemi dell’oggi e del prossimo futuro non solo dei lavoratori che la CISL, assieme a CGIL e UIL, rappresenta, ma del nostro Paese e dell’Europa.

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  16. osservatore interessato · Edit

    una prima risposta e’ venuta dall’inps che ha comunicato l’adeguamento pensionistico per il 2018 mentre la consulta boccia i ricorsi contro il lodo Poletti che aveva bloccato la rivalutazione quindi i pensionati avranno un aumento medio lordo dell’ 1,2 % ma non riguardera’ le pensioni superiori a 3012 euro lordi circa 2100 nette. il governo tuttavia potrebbe recuperare lo 0,1 % corrisposto in piu’ nel 2014 e rimandato al 2018 con il milleproroghe. Ergo i pochi euro di aumento rischiano di vanificarsi e i pensionati di rimanere con un pugno di mosche perche ‘ i sindacati sono concentrati sui 67 anni ed hanno dimenticato che oltre ad andare in pensione occorre anche preoccuparsi dell’adeguamento dellìassegno.

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  17. Pur avendo il vostro Blog pubblicato gli (inusuali) interventi sulla questione salariale dei due grandi Segretari mi pare che essi non abbiano ottenuto l’eco che meriterebbero.
    C’è anche da essere sicuri che essi abbiano causato molto fastidio in via Po perchè come si sa la permalosità viaggia sempre a braccetto con l’ignoranza e la malafede. Il vostro quotidiano impegno non trova nè orecchie nè coscienze in questa Cisl dove chi comanda è intento al saccheggio e chi sta nelle aziende e nei territori cerca soltanto cooptazioni coltivando tartufi.
    Non quelli di Alba ma il tartufismo cioè l’ipocrisia dei Gesuiti o se vi piace dei Farisei.
    Contrattazione, questione salariale, riduzione orario di lavoro…Questi sconosciuti.
    Mi auguro che voi continuiate ad animare un dibattito intorno ai grandi temi di cui dovrebbe occuparsi un sindacato come la Cisl.
    Contrattazione – mercato del lavoro – formazione – previdenza e… una seria riforma organizzativa a partire dal principale tumore nella Cisl che tanti danni ha causato e continua a causare alla democrazia interna. Parlo della FNP naturalmente.
    Non fermerete per ora il saccheggio ma sarà un seme che comincerà a far riflettere tanta gente.
    D’altronde non può essere che la grande Cisl di Romani, Merli Brandini, Nicola Cacace, Giuseppe Bianchi abbia perduto ogni minimo alito di idealità e di concretezza.

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