La lettera di Pierre

Pierre Carniti ha scritto una lettera aperta alle tre confederazioni Cgil,Cisl e Uil, Una lettera indirizzata non ai vertici e neppure genericamente alla base delle tre organizzazioni, ma ad “amici e compagni”. Quindi a tutti.

Il testo è stato pubblicato da www.sindacalmente.org, e noi lo segnaliamo perché le sei pagine di riflessioni dell’ex segretario della Cisl meritano di essere lette e meditate, quali che siano le conclusioni di ciascuno.

Il nucleo del messaggio di Carniti, che parte dalle affermazioni di Di Maio e arriva a rilanciare il tema dell’unità sindacale, è che in Italia c’è bisogno di un sindacalismo confederale che faccia il sindacato: perché le minacce del candidato dei 5 stelle sono il sintomo di una perdita di consenso sul giudizio che il sindacato è un valore per la società; perché è il lavoro stesso che sta perdendo valore, in senso economico e in senso generale; perché le tutele stanno perdendo il loro carattere universalistico; perché le politiche per l’occupazione continuano a sostenere le imprese con scarsi risultati; e perché l’azione contrattuale e la rappresentanza soffrono di uno “sbrindellamento” che impedisce un’azione con efficacia generale.

Per questi e per altri motivi, Carniti rilancia il tema dell’unità come la strada da riprendere a percorrere.

L’unità, ci permettiamo di osservare, è un’idea inseguita più volte e finora mai realizzata. E forse in questi fallimenti ha pesato anche una sottovalutazione delle ragioni dell’esistenza di più organizzazioni da parte di chi perseguiva con entusiasmo questo obiettivo.

Però una cosa è certa: parlare di unità oggi può essere la maniera per tornare a parlare di sindacato. Per tornare a porsi questioni autenticamente sindacali, come il tema, sollevato da Savino Pezzotta su questo sito, di dare al sindacato una capacità rivendicativa sul piano delle retribuzioni che è interesse di tutto il sistema economico. Mentre oggi si assiste, come se fosse normale, al paradosso di Mario Draghi che chiede salari più alti mentre il segretario generale della Cisl risponde a Di Maio parlando dell’efficienza dei servizi erogati dalla confederazione (per fortuna ha evitato di fare l’esempio degli Ial; ma dubitiamo che tutti gli altri enti siano così esemplari come dice lei…).

Se le cose stanno così è anche perché le organizzazioni attuali sembrano aver perso addirittura la capacità stessa di formulare le richieste, di pensare il proprio ruolo come rivendicazione del miglioramento delle condizioni dei lavoratori, muovendosi fra rare fiammate di rivendicazionismo verbale e inconcludente che si alzano ogni tanto a sinistra, e prassi subalterne alla logica delle controparti, pubbliche e private, diffuse trasversalmente.

Insomma, le organizzazioni attuali non sono più, in sé e per sé, un patrimonio da difendere per non disperdere il valore dell’esperienza e della cultura di ciascuna. Esperienze di cui sembra essersi perso il senso, e culture a volte usate per i discorsi dei giorni di festa, salvo poi fare l’esatto contrario all’atto pratico nell’azione giorno per giorno.

E allora parliamone. Parliamo di cosa vuol dire essere sindacato oggi, e se tornare ad essere sindacato passi per l’unità. Parliamone con tutti, e senza escludere neppure esperienze sindacali autentiche, eventualmente non collocate dentro alle tre organizzazioni.

Il 9 marzo è a disposizione per chi abbia da dire la sua.

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4 Commenti - Scrivi un commento

  1. Carniti gia’ nel 1964 scriveva:« Il sindacato nuovo e’ diventato in qualche modo vecchio, mentre il momento chiede nuovo lancio e nuova vitalita’. (…)L’azione del sindacato democratico non puo’ essere quella di puro tutore e difensore di alcune linee ieri scoperte e oggi applicate, ma se vuole essere un movimento vivo (e quindi progressista e non conservatore, al servizio della societa’ e non di interessi particolari e immediati, democratico sul serio e non negli statuti, e cosi’ via) deve tendere decisamente in avanti e ricercare nuove prospettive, altri traguardi, finalita’ piu’ avanzate».
    Per restare fedele a se stessa, secondo Carniti, la Cisl “deve reinvigorate la sua tradizione antidogmatica e innovativa; non puo’ logorarsi nella “intermediazione politica”, ma deve portare un contributo originale e veramente incisivo nelle lotte, rappresentare le esigenze di tutti I lavoratori”
    L’anticomunismo e l’inazione non sono una politica. All’immobilismo confederale Carniti contrappone una “prospettiva di dinamismo e di rischio” (…)”solo quando avremo ridotto le ineguaglianze, solo quando avremo sconfitto la fame e la miseria, solo allora avremo realizzato l’alternativa al comunismo”. (da IL SINDACALISMO D’ASSALTO di Claudio Tomeo 1976).

    Carniti scriveva anche altre terribili cose contro la dirigenza confederale di allora, almeno prima di avviarsi nel percorso confederale.
    Adesso si limita ad auspicare l’unita’ sindacale per superare questa grave grave crisi.
    E’ gia’ qualcosa, rispetto ad un ingiuastificabile immobilismo confederale attuale; troppo poco, pero’, per un dirigente che 40 anni fa seppe “rifondare” la Cisl…

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  2. Il titolo esatto del libro di Tomeo e’ IL SINDACALISTA D’ASSALTO Pierre Carniti e le lotte operaie degli anni Sessanta

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  3. Amici, cari ormai il re è nudo e dobbiamo convincerci tutti che il sindacato, che abbiamo conosciuto da giovani non esiste più perché, questo della portalettere non promuove i diritti ma ne baratta il grado di abolizione (non ne chiede di nuovi, ne difende quelli vecchi)
    San Fauso Martire

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  4. Caro Pierre alla Cisl non si tratta di incidenti di percorso ma consuetudine
    I Caf, Centri di assistenza fiscale, sono uno dei principali polmoni finanziari di Cgil, Cisl e Uil. Secondo l’Inps, avrebbero fornito dati gonfiatissimi sulle proprie attività per incassare una valanga di soldi pubblici in più DI STEFANO LIViADIOTTI

    Una tentata truffa ai danni dello Stato da più di 2 milioni di euro. Costruita su una montagna di carte fasulle. E che potrebbe far saltare un business da oltre 110 milioni di denaro pubblico che ogni anno va a rimpinguare le casse di tutte le maggiori organizzazioni sindacali italiane.

    È la storia raccontata in una denuncia depositata nei giorni scorsi dai vertici dell’Inps alla procura della Repubblica di Roma in base all’articolo 331 del codice di procedura penale (riguarda l’obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblici servizi che incappino in notizie di reato perseguibili d’ufficio).

    Nel documento, 23 pagine ricche di tabelle, il più grande istituto di previdenza italiano punta l’indice sul mondo dei Caf, i Centri di assistenza fiscale che da sempre rappresentano uno dei polmoni finanziari delle grandi centrali sindacali (alimentate da una forma di finanziamento pubblico mascherato) e un canale privilegiato per la raccolta delle tessere di iscrizione. Secondo gli uomini del presidente dell’istituto, Antonio Mastrapasqua, i Caf truccano le carte quando compilano, a spese proprio dell’Inps, le domande per il calcolo dell’Ise e dell’Isee, gli indicatori che consentono ai cittadini meno abbienti di beneficiare di una serie di prestazioni agevolate a carico dello Stato (dall’assistenza domiciliare all’ospitalità nelle case di riposo, fino al contributo sulle spese di affitto e sulle bollette).

    “Le anomalie riscontrate evidenziano”, si legge nella denuncia, “che appare sussistente l’ipotesi di dichiarazioni strumentalmente costituite e presentate al fine presumibile di ottenere dall’Inps l’erogazione del relativo compenso previsto per i Caf autorizzati”. In poche parole: un imbroglio in piena regola. Che allo Stato è finora costato di sicuro 2.114.341 euro e 80 centesimi (la cifra sborsata dall’Inps per le dichiarazioni farlocche) ma forse molto di più: per conoscerne la reale portata bisognerebbe infatti appurare se, grazie alle scartoffie taroccate, qualcuno abbia indebitamente beneficiato di agevolazioni pubbliche.

    Un’accusa grave, quella dell’Inps. E che cade in un momento particolarmente delicato: sono infatti scadute nel 2010, e dunque in attesa di rinnovo, le convenzioni in base alle quali l’istituto di Mastrapasqua riconosce a 83 Caf di tutta Italia (a partire da quelli della Cgil di Susanna Camusso, della Cisl di Raffaele Bonanni e della Uil di Luigi Angeletti) un importo compreso tra i 10 e i 16,5 euro per ogni dichiarazione compilata per conto di chi richiede benefici pubblici. Nel 2010 le pratiche intermediate dai centri di assistenza fiscale sono arrivate a quota 7.285.081 (6.670.685 nel 2009), per un importo pari a 110.332.320 euro (102.173.835 nel 2009). Un fiume di denaro che l’Inps, in base all’esito della denuncia, potrebbe anche decidere di rimettere in discussione. Al prezzo però di uno scontro violentissimo con i sindacati, forti della maggioranza assoluta nel Consiglio di indirizzo e vigilanza (oggi presieduto dall’ex segretario generale della Filt-Cgil, Guido Abbadessa), l’organo cui spetta mettere il timbro finale sul bilancio dell’istituto. Un modello che sembra fatto apposta per dare vita a un groviglio di interessi praticamente inestricabile. E il cui costo rischia di scaricarsi sui contribuenti.Ad alzare il velo sul business dei Caf, da sempre chiacchierato ma finora mai oggetto di una vera e propria indagine, sono stati gli 007 dell’Inps inquadrati nella Direzione centrale ispettorato, audit e sicurezza-area analisi strategica, operativa e di intelligence antifrode. I segugi di Mastrapasqua si sono mossi sulla base di un preciso segnale d’allarme: negli ultimi tre anni il sistema informativo dell’istituto aveva intercettato 195.790 Dsu (Dichiarazioni sostitutive uniche) arrivate dai Caf di Campania, Sicilia e Calabria che costituivano semplicemente dei doppioni di altre pratiche e che di conseguenza erano state respinte al mittente e non pagate. A quel punto, sono state messe sotto osservazione tutte le Dsu presentate nel triennio 2008-2010 dai Caf delle tre regioni del Mezzogiorno: 8.768.876 dossier, pari al 43 per cento circa del totale nazionale. Il risultato dell’indagine ha fatto balzare sulla sedia i vertici dell’istituto.
    La prima sorpresa è arrivata quando i computer dell’Inps si sono imbattuti nel codice fiscale di BLLFNC…, che risultava aver sottoscritto una dichiarazione presso il Caf Fiap srl Unipersonale, in Sicilia, il 7 ottobre del 2008. Peccato che BLLFNC…fosse passato a miglior vita giusto un mese prima (il 7 settembre). E non si trattava di un caso isolato. Alla fine della ricerca le persone ormai scomparse indicate nelle Dsu (a volte come titolari della dichiarazione, in altri casi come familiari) sono risultate 19.462, con una crescita del 13,7 per cento tra il 2008 e il 2010. Per le loro dichiarazioni l’Inps ha versato ai Caf 290.134 euro (Iva compresa). Si legge nella denuncia: “Nella platea dei deceduti sono presenti soggetti che risultano morti da molti anni. Tra di essi è inoltre singolare la presenza di residenti all’estero, non censiti all’Anagrafe tributaria, nati quasi esclusivamente nelle province di Catanzaro e Vibo Valentia”.

    Nel mirino sono finite anche le 2.118 Dsu di chi è risultato averne presentate nello stesso anno più di una in regioni diverse. Cosa che può succedere, s’intende, anche in una Paese a scarsa mobilità come l’Italia. Ma non con le modalità registrate per il titolare del codice fiscale CNSMLE…, che il 30 ottobre del 2008 avrebbe sottoscritto due dichiarazioni, una in Campania (come residente a Teano) e una in Sicilia (come residente a Caltanissetta), con il Caf Dipendenti e pensionari Usppidap srl, che le ha inspiegabilmente registrate con due numeri di protocollo consecutivi (4709745 e 4709746). Una vicenda bizzarra, e pure capitata anche a DLSLNE…, che il 10 settembre del 2008 sembrerebbe aver compilato gli stessi moduli presso il caf Acai dipendenti e pensionati srl della Calabria (protocollo 3299593), in quanto residente a Scalea, e presso quello della Campania (protocollo 3299594), come residente a Napoli.

    La terza categoria sospetta è quella dei nuclei familiari per i quali sono state formulate nello stesso anno più dichiarazioni (il record è per ora a quota 18). In 112.242 casi l’Inps parla apertamente di irregolarità (fatturate per 1.823.206 euro). È il caso di BLTMRA…, che il 20 maggio 2010 risulta aver sottoscritto una dichiarazione basata sul suo reddito del 2009 e quattro mesi dopo (sempre con Caf Italia srl) un’altra nella quale sono riportati invece le entrate dell’anno precedente. O di PLTFNC…, che il 4 marzo 2009 pare aver riempito due diversi moduli nello stesso Caf Uil spa indicando, a poche ore di distanza, prima il reddito del 2007 e poi quello del 2008. O ancora di FBRRST… che l’8 febbraio 2010, secondo la documentazione, avrebbe compilato due stampati, uno presso il Caf dipendenti e pensionati Uci srl (dove dichiarava un nucleo familiare di due persone) e l’altro presso il Caf dipendenti e pensionati Usppidap srl (dove nel frattempo la famigliola si era dimezzata). Se in questi casi c’è ben più che puzza di bruciato, in altri resta quanto meno il dubbio: nel 2008 in Campania le famiglie con più di quattro Dsu erano 43.896. E l’anno dopo sono salite a 62.992.

    Nella denuncia depositata alla procura di Roma si legge: “Risulta concreta l’ipotesi che le anomalie si riferiscano a dichiarazioni strumentalmente costituite o presentate da soggetti diversi da coloro i quali appaiono formalmente dichiaranti, in maniera tale da eludere il sistema di controllo automatizzato predisposto dall’istituto, al fine di ottenere indebitamente l’erogazione del compenso previsto dalla convenzione tra l’istituto e i Caf autorizzati”. Gli 007 di Mastrapasqua, dunque, non ci girano davvero intorno. Parlano di “condotte finalizzate a trarre un ingiusto profitto in danno dell’Inps”, delineando il quadro di un abuso sistematico. E chiedono “specifiche indagini di una forza di polizia specialistica”. Alla quale sembrano proprio non voler far mancare la loro collaborazione. “Si allega l’elenco delle sedi dei Caf e dei nominativi dei presidenti con i quali questo Istituto ha stipulato specifiche convenzioni”. Come dire che l’Inps ha fornito alla procura direttamente gli indirizzi.
    24 febbraio 2012
    Non credi che qualunque rinnovamento non può partire con chi ha infangato così pesantemente l’onore della Cisl e dei cislini?

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